Dom sv. Lazára v Martine

Dňa 3.6.2022 sa uskutočnil deň otvorených dverí v Dome sv. Lazara v Martine .

Príhovor J.E. Veľkopriora Capt. Stanislava HolákaPhD. GCLJ  počas dňa otvorených dverí pri vysvätení kaplnky sv. Lazara.

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Deň otvorených dverí v Dome sv. Lazara .

https://www.martin.sk/den-otvorenych-dveri-v-neziskovej-organizacii-benetrix-n-o/d-83857

 

Bulharské ortodoxné slávnosti v Ríme svätých Cyrila a Metoda v ekumenickom duchu.

CELEBRAZIONI ORTODOSSE BULGARE A ROMA DEI SANTI CIRILLO E METODIO IN SPIRITO ECUMENICO

Celebrazioni al più alto livello ecclesiastico, politico e diplomatico nelle basiliche pontificie di Roma.

Santa Liturgia nella Basilica Papale di San Clemente e venerazione delle reliquie e la tomba di San Costantino-Cirillo Filosofo, Preghiera sulla tomba di santo papa Giovanni Paolo II e Preghiera di ringraziamento nella Cappella dei Santi Fratelli Cirillo e Metodio e San Benedetto nella Cripta dei papi nella Basilica Vaticana di San Pietro.

Dopo alte trattative diplomatiche e personalmente con il permesso di Sua Santità Papa Francesco e l’assistenza del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani in Vaticano, per il secondo anno consecutivo, il 24 maggio scorso, Giornata dei Santi Fratelli Cirillo e Metodio, l’alfabeto bulgaro, l’istruzione e la cultura e la letteratura slava si sono svolte le le celebrazioni ecclesiastiche e diplomatiche della Chiesa Ortodossa bulgara a Roma.

Queste feste si realizzano come una memoria storia e un riflesso spirituale dell’antica prassi liturgica dal IX sec. del tempo dei Santi Fratelli Cirillo e Metodio, relativa al trasferimento delle reliquie di San Clemente Papa da parte dei Santi fratelli Cirillo e Metodio ed alla consacrazione dei libri slavi sull’altare della Basilica di Santa Maria Maggiore, con l’ordinazione episcopale di San Metodio e sacerdotale dei loro discepoli per il loro ministero ecclesiastico a Roma, Bulgaria e Moravia realizzato con la benedizione e personalmente svolto da papa Adriano II.

Dopo un approfondito studio scientifico delle antiche testimonianze scritte delle fonti, il Prof. Ivan Ivanov, Responsabile per l’Ecumenismo del Gran Baliato di Sicilia dell’Ordine di San Lazzaro, ha proposto al Metropolita Antonio il restauro di questo antico rito che, dopo più di 1200 anni, si realizza a gloria dei Santi Fratelli Cirillo e Metodio e come prova della loro attività diplomatica, ecclesiastica, educativa, liturgica e missionaria, per l’unità della Chiesa e il collegamento tra Oriente e Occidente.

La mattina del 23 maggio Sua Eminenza Antonio, Metropolita dell’Europa Centrale e Occidentale presso la Chiesa Ortodossa Bulgara – Patriarcato Bulgaro insieme all’Arciprete Prof. Dr. Ivan Ivanov ha celebrato la Santa Liturgia nella Basilica Papale di San Clemente a Roma.

All’evento di Roma hanno partecipato il Primo Ministro bulgaro Kiril Petkov, ministri e rappresentanti dei parlamentari bulgaro e italiano, nonché Sua Eccellenza il Sig. Todor Stoyanov, Ambasciatore di Bulgaria presso la Repubblica Italiana, la Repubblica di San Marino e Malta; Sua Eccellenza il Sig. Todor Patashev, Ambasciatore di Bulgaria presso la Santa Sede e l’Ordine di Malta, una delegazione proveniente dalla Bulgaria, clero, diplomatici, ospiti e fedeli cristiani di Bulgaria e di tutta l’Europa.

A nome della Santa Sede erano presenti i rappresentanti del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, delle Pontificie Università, dell’Almo Collegio Capranica e della Comunità Cattolica Bulgara in Bulgaria.

Nello stesso giorno, dopo un’udienza con Papa Francesco, la delegazione governativa ed ecclesiastica bulgara ha reso omaggio alla tomba di Papa Giovanni Paolo II per il suo contributo alla Bulgaria e ha offerto una preghiera comune. Per l’arciprete Ivanov, questa è anche una gioia spirituale personale, perché è stato interprete di papa Giovanni Paolo II in Bulgaria nel 2002 e di papa Francesco nel 2019 durante i loro incontri con l’allora patriarca di Bulgaria Maxim e l’attuale patriarca Neofite ed il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa bulgara.

Il culto della tomba di San Cirillo Filosofo nei giorni intorno al 24 maggio è un evento ecclesiastico e statale di altissimo rango. Nella nuova storia viene tradizionalmente eseguita dopo l’inaugurazione delle reliquie del santo miniatore slavo-bulgaro e diviene una cerimonia di stato ai tempi di papa Giovanni Paolo VI.

La mattina del 24 maggio il Prof. Dr. Arciprete Ivan Ivanov ha pregato nella Cappella dei Patroni d’Europa, Santi Cirillo e Metodio, e di San Benedetto nella Cripta dei Papi nella Basilica Vaticana di San Pietro. Questa preghiera di ringraziamento fa parte delle celebrazioni in occasione della missione di Cirillo e Metodio, che i bulgari in Italia celebrano con grande solennità.

All’evento hanno partecipato Sua Eccellenza il Sig. Bogdan Patashev, Ambasciatore di Bulgaria presso la Santa Sede e l’Ordine di Malta, amministratori della Comunitá ortodossa bulgara a Roma „Sveti Sedmichislenizi“ e bulgari. Allo stesso tempo, tutti i presenti alla Preghiera hanno avuto l’opportunità di venerare le reliquie di San Pietro Apostolo.

L’opera dei Santi Cirillo e Metodio è un vero esempio di missione ecclesiastica, diplomatica, liturgica ed educativa e, contestualmente, di collegamento tra Oriente e Occidente, direttamente collegata alla politica ecclesiastica e statale della Bulgaria nel Medioevo ed è un esempio di unità, unanimità, fratellanza e sacrificio in nome del più perfetto comandamento del Signore Gesù Cristo „amare uno un altro come io ti ho amato“ (cfr Gv 13,34) perché tutti siano un solo Corpo (cfr Gv 17,21) e una sola Chiesa in Cristo.

Questo è il messaggio per tutta l’umanità ed, in particolare, per i bulgari: essere servitori uniti e costanti della volontà salvifica di Dio per la pace, l’uguaglianza e l’unità spirituale in tempi di differenza, guerra e prova, come i Santi Fratelli e i loro discepoli erano nella loro eguale missione apostolica. Questi sono esempi chiari per i cristiani moderni: mettere da parte le differenze, l’orgoglio, la divisione e l’inimicizia tra di loro e, come seguaci di Cristo, dare tutta la loro forza per la salvezza delle anime umane.


BULGARIAN ORTHODOX CELEBRATIONS IN ROME OF SAINTS CYRIL AND METHODIUS IN AN ECUMENICAL SPIRIT

Celebrations at the highest ecclesiastical, political and diplomatic level in the papal basilicas of Rome.

Holy Liturgy in the Papal Basilica of St. Clement and veneration of the relics and the tomb of St. Constantine Cyril the Philosopher, Prayer at the tomb of St. Pope John Paul II and Prayer of Thanksgiving in the Chapel of the Holy Brothers Cyril and Methodius and St. Benedict in the Crypt of the Popes in St. Peter’s Vatican Basilica.

After high diplomatic negotiations and personally with the permission of His Holiness Pope Francis and the assistance of the Pontifical Council for the Promotion of Christian Unity in the Vatican, for the second year in a row, on 24 May, the Day of Saints Brothers Cyril and Methodius, the Bulgarian alphabet, education and Slavic culture and literature, the ecclesiastical and diplomatic celebrations of the Bulgarian Orthodox Church in Rome took place.

These celebrations take place as a historical memory and spiritual reflection of the ancient liturgical practice from the 9th century. of the time of the Holy Brothers Cyril and Methodius, relating to the transfer of the relics of St Clement Pope by the Holy Brothers Cyril and Methodius and the consecration of the Slavic books on the altar of the Basilica of St Mary Major, with the episcopal ordination of St Methodius and priestly ordination of their disciples for their ecclesiastical ministry in Rome, Bulgaria and Moravia carried out with the blessing and personally performed by Pope Adrian II.

After an in-depth scientific study of the ancient written testimonies of the sources, Prof. Ivan Ivanov, Responsible for Ecumenism of the Grand Bailiwick of Sicily of the Order of St. Lazarus, proposed to Metropolitan Anthony the restoration of this ancient rite which, after more than 1200 years, is carried out to the glory of the Holy Brothers Cyril and Methodius and as proof of their diplomatic, ecclesiastical, educational, liturgical and missionary activity, for the unity of the Church and the connection between East and West.

On the morning of 23 May, His Eminence Anthony, Metropolitan of Central and Western Europe at the Bulgarian Orthodox Church – Bulgarian Patriarchate together with Archpriest Prof. Dr. Ivan Ivanov celebrated the Holy Liturgy in the Papal Basilica of St. Clement in Rome.

The event in Rome was attended by the Bulgarian Prime Minister Kiril Petkov, Bulgarian and Italian ministers and parliamentary representatives, as well as His Excellency Mr. Todor Stoyanov, Ambassador of Bulgaria to the Republic of Italy, the Republic of San Marino and Malta; His Excellency Mr. Todor Patashev, Ambassador of Bulgaria to the Holy See and the Order of Malta, a delegation from Bulgaria, clergy, diplomats, guests and Christian faithful from Bulgaria and all over Europe.

Representatives of the Pontifical Council for the Promotion of Christian Unity, the Pontifical Council for Interreligious Dialogue, the Pontifical Universities, the Almo Collegio Capranica and the Bulgarian Catholic Community in Bulgaria were present on behalf of the Holy See.

On the same day, after an audience with Pope Francis, the Bulgarian governmental and ecclesiastical delegation paid homage at the tomb of Pope John Paul II for his contribution to Bulgaria and offered a common prayer. For Archpriest Ivanov, this is also a personal spiritual joy, as he was an interpreter for Pope John Paul II in Bulgaria in 2002 and Pope Francis in 2019 during their meetings with the then Patriarch of Bulgaria Maxim and the current Patriarch Neofite and the Holy Synod of the Bulgarian Orthodox Church.

The cult of the tomb of St Cyril the Philosopher on the days around 24 May is an ecclesiastical and state event of the highest order. In the new history, it is traditionally performed after the unveiling of the relics of the Slavic-Bulgarian illuminator saint and became a state ceremony in the time of Pope John Paul VI.

On the morning of 24 May, Prof. Dr. Archpriest Ivan Ivanov prayed in the Chapel of the Patrons of Europe, Saints Cyril and Methodius, and St. Benedict in the Crypt of the Popes in St. Peter’s Vatican Basilica. This prayer of thanksgiving is part of the celebrations on the occasion of the mission of Cyril and Methodius, which Bulgarians in Italy celebrate with great solemnity.

The event was attended by His Excellency Mr. Bogdan Patashev, Ambassador of Bulgaria to the Holy See and the Order of Malta, administrators of the Bulgarian Orthodox Community in Rome „Sveti Sedmichislenizi“ and Bulgarians. At the same time, all those present at the Prayer had the opportunity to venerate the relics of St. Peter the Apostle.

The work of Saints Cyril and Methodius is a true example of an ecclesiastical, diplomatic, liturgical and educational mission and, at the same time, a link between East and West, directly connected to the ecclesiastical and state policy of Bulgaria in the Middle Ages and an example of unity, unanimity, brotherhood and sacrifice in the name of the most perfect commandment of the Lord Jesus Christ „to love one another as I have loved you“ (cf. Jn 13:34) so that all may be one Body (cf. Jn 17:21) and one Church in Christ.

This is the message for all mankind and, in particular, for Bulgarians: to be united and constant servants of God’s saving will for peace, equality and spiritual unity in times of difference, war and trial, as the Holy Brothers and their disciples were in their equal apostolic mission. These are clear examples for modern Christians: set aside differences, pride, division and enmity among themselves and, as followers of Christ, give all their strength for the salvation of human souls.

Nové memorandum o porozumení podpísané medzi štruktúrami zdravotníctva San Lazzaro Onlus, Samo Onlus a Karol pre poskytovanie domácej starostlivosti.

FIRMATO UN NUOVO PROTOCOLLO D’INTESA TRA LA SAN LAZZARO ONLUS, LA SAMO ONLUS E LA KAROL STRUTTURE SANITARIE PER L’EROGAZIONE DELLE CURE DOMICILIARI

(a sinistra l’avv. Marco Zummo, Presidente della Karol, al centro il dr. Giuseppe Canzone, Presidente della San Lazzaro Onlus

ed a destra il dr. Luigi Zancla, Presidente della Samo)

Il progetto “Sanità Solidale”, avviato nel settembre 2021, ha registrato un ulteriore sviluppo con la firma di un protocollo d’intesa tra la San Lazzaro Onlus, la Karol e la Samo Onlus, avvenuto nei giorni scorsi.

La “San Lazzaro Onlus” e la “Samo Onlus”, Associazione non lucrativa di utilità sociale accreditata SSR, hanno stipulano un protocollo d’intesa finalizzato alla erogazione gratuita di prestazioni sanitarie domiciliari a favore delle persone che non dispongono di una assistenza sanitaria a carico del SSN. Tali prestazioni domiciliari saranno erogate con la piena integrazione dei Confratelli Soci della “San Lazzaro Onlus” e delle Strutture Sanitarie del “Gruppo Karol Strutture Sanitarie” e della Samo Onlus.

Ai fini della individuazione dei soggetti destinatari delle prestazioni ci si avvarrà anche della CARITAS, nelle sue varie articolazioni diocesane, secondo termini e modalità che saranno concordate con le strutture locali.

In particolare, la Samo Onlus erogherà, in accordo ed in sinergia con la San Lazzaro Onlus e la Karol, le seguenti prestazioni sanitarie: assistenza domiciliare ai pazienti affetti da patologie neoplastiche che non si possono più avvalere di cure attive ed ai pazienti affetti da patologie neurodegenerative (es. SLA) o altro tipo di patologie croniche definitive in fase palliativa/terminale.


NEW MEMORANDUM OF AGREEMENT SIGNED BETWEEN SAN LAZZARO ONLUS, SAMO ONLUS AND KAROL HEALTHCARE FACILITIES FOR THE PROVISION OF HOME CARE

(left lawyer Marco Zummo, President of Karol, centre Dr Giuseppe Canzone, President of San Lazzaro Onlus

and on the right Dr Luigi Zancla, President of Samo)

The ‚Sanità Solidale‘ project, launched in September 2021, has undergone a further development with the signing of a memorandum of agreement between San Lazzaro Onlus, Karol and Samo Onlus in recent days.

The ‚San Lazzaro Onlus‘ and the ‚Samo Onlus‘, a non-profit association of social utility accredited by the SSR, have signed a memorandum of agreement aimed at providing free home healthcare services to people who do not have healthcare assistance paid for by the SSN. These home care services will be provided with the full integration of the Brother Members of the „San Lazzaro Onlus“ and the „Karol Group Health Facilities“ and the Samo Onlus.

The CARITAS, in its various diocesan branches, will also be used to identify the recipients of the services, in accordance with terms and procedures to be agreed with the local structures.

In particular, Samo Onlus will provide, in agreement and in synergy with San Lazzaro Onlus and Karol, the following healthcare services: home care for patients suffering from neoplastic pathologies that can no longer avail themselves of active treatment and for patients suffering from neurodegenerative pathologies (e.g. ALS) or other types of definitive chronic pathologies in the palliative/terminal phase.

Výmena posolstiev medzi rímskym pápežom a alexandrijským pápežom pri príležitosti 9. dňa priateľstva medzi koptmi a katolíkmi.

SCAMBIO DI MESSAGGI TRA IL PAPA DI ROMA ED IL PAPA DI ALESSANDRIA IN OCCASIONE DELLA IX GIORNATA DELL’AMICIZIA FRA COPTI E CATTOLICI

(Uno degli incontri tra Papa Francesco e Papa Tawadros)

Lo scorso 10 maggio 2022, in occasione della IX giornata dell’amicizia tra Copti e Cattolici, è avvenuto il consueto scambio di messaggi fra il Papa di Roma ed il Papa di Alessandria.

Messaggio di auguri di Sua Santità Papa Tawadros II a Sua Santità Papa Francesco

Carissimo fratello in Cristo

Sua Santità Papa Francesco

E’ per me un piacere poter fare gli auguri a Vostra Santità per la risurrezione del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo, che con la sua morte distrusse la nostra morte e con la sua resurrezione ci resuscitò.

È la resurrezione di Cristo che ci guida a sopportare la sofferenza, come fu detto dai profeti: “Il Cristo avrebbe dovuto soffrire e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe annunciato la luce al popolo e alle genti” (Atti degli Apostoli 26:23). Quella luce ci illumina per conoscerlo e sperimentarlo nella nostra vita, in ogni giorno e in ogni ora, così Paolo Apostolo: “perché io possa conoscere lui, la potenza della sua resurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte” (Filippesi 3:10).

Ci tengo anche a chiedere della sua salute carissima Santità, prego il nostro buono e amato Dio nel darle forza e salute tanta quanta la sua forza spirituale, e nel concederle lunga vita piena di buoni frutti: trenta, sessanta e cento.

Nell’ambito della nostra celebrazione della Giornata dell’Amore Fraterno, il 10 maggio di ogni anno, mi congratulo con Vostra Santità e l’intera Chiesa cattolica; mi congratulo anche con la mia Chiesa Copta in questo giorno della memoria che è diventato una tradizione, perché è secondo il cuore del Signore Gesù: “L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.” (2 Corinzi 5:14-15)

Con questa celebrazione fraterna, l’amore di Cristo appare in noi, e ci delinea. La nostra celebrazione resta legata al tempo della Pasqua, durante la quale si è manifestato l’amore di Cristo per tutti noi.

La nostra gioia aumenta in questo giorno di quest’anno perché arriva dopo un lungo fermo degli ultimi due anni a causa della diffusione della pandemia, che ha coinvolto il mondo intero e ha causato milioni di vittime e centinaia di milioni di feriti. Possa il Signore Cristo salvare Vostra Santità da ogni male.

L’amore non si ferma davanti a nessun confine, ma si estende fino a comprendere la nostra società nel quale viviamo insieme, cristiani e musulmani nell’amore reciproco, sia a livello popolare che a livello istituzionale.

La Casa Famiglia è un’istituzione che unisce uomini di religione cristiana e islamica, uomini e donne di pensiero e di influenza con lo scopo di arrivare ad una vicinanza e comprensione raffigurate in una cornice di amore. D’altra parte, gli sforzi del Consiglio delle Chiese d’Egitto fatica a coordinarsi tra le varie Chiese in Egitto per unificare il lavoro di servizio alla nostra società e per diffondere in essa la cultura dell’amore e della pace. Chiedo anche a Vostra Santità di pregare profondamente per il successo della riunione dell’Assemblea Generale del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente (MECC), che si terrà questo mese in Egitto ed è la prima volta che verrà ospitato dalle nostre Chiese Copte Ortodosse.

Preghiamo e chiediamo con fede l’intercessione della Madonna, Regina di tutti, e Orgoglio della Nostra Razza, la Vergine Santa Maria, che l’incontro riesca a sviluppare lo spirito di amore e di pace, soprattutto nelle zone di conflitto, non solo in Medio Oriente, ma in tutto il mondo e nella crisi ucraina, che speriamo finisca presto.

Pertanto, quando sarà il momento: “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno” (Ebrei 4:16)

Avendo questo stesso desiderio di avanzare con coraggio difronte al trono della grazia e con buona coscienza davanti a Cristo, ci sforziamo con tutte le nostre forze nell’affrontare le debolezze contemporanee e i mali che stanno aumentando di giorno in giorno a causa del mondo che si allontana dal sole della giustizia, il Signore Gesù; che faceva girare il mondo su se stesso in una grande oscurità, senza riconoscere direzioni, ma annegando nel distorcere la sublime natura umana la quale è a immagine e somiglianza di Dio, creando convinzioni deliranti sull’omosessualità, le relazioni impure, il transgenderismo, la disintegrazione familiare e l’ateismo.

“Infatti, le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi, dunque, non hanno alcun motivo di scusa …Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti” (Romani 1:20-22)

Per questo chiedo anche a Vostra Santità di pregare molto con noi perché Dio tolga dal mondo questi mali e mandi servitori per il raccolto delle sue molteplici generazioni; Servi del Verbo che illumineranno il mondo con la luce della sua resurrezione e guideranno le generazioni con l’esempio e l’amore. Generazioni, della cui salvezza siamo responsabili davanti al Salvatore. Preghiamo per i servi che procedano con l’esempio del loro Maestro con umiltà e amore incondizionato. Preghiamo per i servi nei quali “Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebrei 4:12).

Infine, rinnovo i miei auguri a Vostra Santità per Giorno della Resurrezione e per Giorno dell’Amore Fraterno, augurandovi serena Pasqua e abbondante salute. E prego per Lei, poiché confido che anche lei preghi per la mia debolezza.

Papa Tawadros II

Messaggio di auguri di Sua Santità Papa Francesco a Sua Santità Papa Tawadros II

A Sua Santità Tawadros II

Papa di Alessandria

Patriarca della Sede di San Marco

Santità, amato fratello in Cristo,

La nona Giornata dell’amicizia tra copti e cattolici mi offre ancora una volta l’occasione propizia per esprimere viva gratitudine per i legami spirituali che uniscono la Sede di Pietro e la Sede di Marco e per assicurarVi la mia immancabile amicizia in Cristo.

Attenti alle parole di Cristo – „Mi siete amici se fate quello che vi comando“ (Gv 15,14) – continuiamo il nostro pellegrinaggio di fraternità cristiana, soprattutto in preparazione alla celebrazione del prossimo anno del decimo anniversario del nostro memorabile incontro a Roma e del cinquantesimo anniversario dello storico incontro tra papa Paolo VI e papa Shenouda III.

L’amicizia è la via più sicura per realizzare l’unità tra i cristiani, perché in essa vediamo il volto di Cristo stesso, che ci chiama non più servi ma amici (cfr Gv 15,15) e che prega perché „tutti siano una cosa sola“ (Gv 17:21). L’intercessione di sant’Atanasio, la cui vita e il cui insegnamento ispirano entrambe le nostre Chiese, ci guidi nel cammino verso la piena comunione visibile.

Caro fratello in Cristo, mentre ci avviciniamo alla festa di Pentecoste, prego che lo Spirito Santo ci unisca sempre più e conceda i suoi doni di consolazione alla nostra famiglia umana sofferente, specialmente in questi giorni di pandemia e di guerra.

Con la certezza della mia continua vicinanza spirituale, porgo oranti auguri per il vostro benessere e serenità, e scambio cordialmente con Vostra Santità un fraterno abbraccio di pace nel Signore risorto.

Papa Francesco


EXCHANGE OF MESSAGES BETWEEN THE POPE OF ROME AND THE POPE OF ALEXANDRIA ON THE OCCASION OF THE 9TH DAY OF FRIENDSHIP BETWEEN COPTS AND CATHOLICS

(One of the meetings between Pope Francis and Pope Tawadros)

On 10 May 2022, on the occasion of the 9th Day of Friendship between Copts and Catholics, the customary exchange of messages between the Pope of Rome and the Pope of Alexandria took place.

Message of greetings from His Holiness Pope Tawadros II to His Holiness Pope Francis

Dearest Brother in Christ

His Holiness Pope Francis

It is my pleasure to be able to wish Your Holiness the resurrection of our God and Saviour Jesus Christ, who by his death destroyed our death and by his resurrection raised us.

It is the resurrection of Christ that guides us to endure suffering, as was said by the prophets: „Christ was to suffer, and who, first among those raised from the dead, would proclaim the light to the people and to the Gentiles“ (Acts of the Apostles 26:23). That light enlightens us to know him and experience him in our lives, every day and every hour, so Paul the Apostle: „that I may know him, the power of his resurrection, the fellowship of his sufferings, making me conform to his death“ (Philippians 3:10).

I also ask for your health dearest Holiness, I pray to our good and loving God to give you as much strength and health as you have spiritually, and to grant you long life full of good fruits: thirty, sixty and a hundred.

As part of our celebration of the Day of Brotherly Love, on 10 May each year, I congratulate Your Holiness and the entire Catholic Church; I also congratulate my Coptic Church on this day of remembrance, which has become a tradition, because it is according to the heart of the Lord Jesus: „For the love of Christ possesses us; and we know well that one died for all, therefore all died. And he died for all, that those who live should live no longer for themselves, but for him who died and rose again for them.“ (2 Corinthians 5:14-15)

With this fraternal celebration, the love of Christ appears in us, and outlines us. Our celebration remains linked to the time of Easter, during which Christ’s love for all of us was manifested.

Our joy is increased on this day this year because it comes after a long standstill over the past two years due to the spread of the pandemic, which has affected the entire world and claimed millions of lives and injured hundreds of millions. May the Lord Christ save Your Holiness from all evil.

Love stops at no boundary, but extends to encompass our society in which we live together, Christians and Muslims in mutual love, both at the grassroots and institutional level.

The Family House is an institution that unites Christian and Islamic men and women of thought and influence with the aim of achieving closeness and understanding depicted in a framework of love. On the other hand, the efforts of the Council of Churches of Egypt struggle to coordinate between the various Churches in Egypt to unify the work of service to our society and to spread the culture of love and peace in it. I also ask Your Holiness to pray deeply for the success of the meeting of the General Assembly of the Middle East Council of Churches (MECC), which will be held this month in Egypt and is the first time it will be hosted by our Coptic Orthodox Churches.

Let us pray and ask in faith for the intercession of Our Lady, Queen of All, and Pride of Our Race, the Blessed Virgin Mary, that the meeting will succeed in developing the spirit of love and peace, especially in areas of conflict, not only in the Middle East, but throughout the world and in the Ukrainian crisis, which we hope will soon end.

Therefore, when the time comes: „Let us therefore draw near with full confidence to the throne of grace, that we may receive mercy and find grace, that we may be helped at the proper time“ (Hebrews 4:16)

Having this same desire to advance with courage before the throne of grace and with a good conscience before Christ, let us strive with all our might to face the contemporary weaknesses and evils that are increasing day by day due to the world turning away from the sun of righteousness, the Lord Jesus; turning the world in on itself in great darkness, not recognising directions, but drowning in distorting the sublime human nature which is in the image and likeness of God, creating delusional beliefs about homosexuality, impure relationships, transgenderism, family disintegration and atheism.

„Indeed, his invisible perfections, that is, his eternal power and divinity, are contemplated and understood from the creation of the world through the works he has performed. They, therefore, have no excuse …While they declared themselves wise, they became foolish“ (Romans 1:20-22).

That is why I also ask Your Holiness to pray much with us that God will remove these evils from the world and send servants for the harvest of his many generations; Servants of the Word who will enlighten the world with the light of his resurrection and lead generations by example and love. Generations, for whose salvation we are responsible before the Saviour. We pray for the servants who will proceed in the example of their Master with humility and unconditional love. Let us pray for servants in whom „For the word of God is living, and effective, and sharper than any two-edged sword; it penetrates even to the dividing asunder of soul and spirit, even to the joints and marrow, and discerns the feelings and thoughts of the heart“ (Hebrews 4:12).

Finally, I renew my best wishes to Your Holiness for Resurrection Day and the Day of Brotherly Love, wishing you a peaceful Easter and abundant health. And I pray for you, for I trust that you also pray for my weakness.

Pope Tawadros II

Message of greetings from His Holiness Pope Francis to His Holiness Pope Tawadros II

To His Holiness Tawadros II

Pope of Alexandria

Patriarch of the See of Saint Mark

Your Holiness, beloved brother in Christ

The ninth Day of Friendship between Copts and Catholics offers me once again the auspicious occasion to express my heartfelt gratitude for the spiritual bonds that unite the See of Peter and the See of Mark, and to assure you of my unfailing friendship in Christ.

Mindful of Christ’s words – „You are my friends if you do what I command you“ (Jn 15:14) – we continue our pilgrimage of Christian brotherhood, especially in preparation for next year’s celebration of the tenth anniversary of our memorable meeting in Rome and the fiftieth anniversary of the historic meeting between Pope Paul VI and Pope Shenouda III.

Friendship is the surest way to achieve unity among Christians, because in it we see the face of Christ himself, who calls us no longer servants but friends (cf. Jn 15:15) and who prays that „all may be one“ (Jn 17:21). May the intercession of St Athanasius, whose life and teaching inspire both our Churches, guide us on our journey towards full visible communion.

Dear brother in Christ, as we approach the feast of Pentecost, I pray that the Holy Spirit will unite us ever more closely and grant his gifts of consolation to our suffering human family, especially in these days of pandemic and war.

With the assurance of my continued spiritual closeness, I offer prayerful good wishes for your well-being and serenity, and cordially exchange with Your Holiness a fraternal embrace of peace in the Risen Lord.

Pope Francis

Nový Dom sv. Lazára v Martine.

BENETRIX, n.o.- Dom svätého Lazára je zariadenie sociálnych služieb  v meste Martin, časť Priekopa s kapacitou sto prijímateľov o ktorých sa stará s úctou a láskou 55 zamestnancov. Snažíme sa o vytvorenie dôstojného a bezpečného prostredia pre našich seniorov, aby im to pripomínalo čo najviac ich vlastný domov. Prihliadame na ich individuálne potreby a schopnosti.

Cirkevný Veľkoprior Mons. Michele Pennisi GCLJ bol menovaný apoštolským administrátorom Arcidiecézy Monreale.

IL GRAN PRIORE ECCLESIASTICO MONS. MICHELE PENNISI NOMINATO AMMINISTRATORE APOSTOLICO DELL’ARCIDIOCESI DI MONREALE

(Mons. Michele Pennisi, GCLJ, Gran Priore Ecclesiastico dell’Ordine di San Lazzaro, Arcivescovo Emerito ed Amministratore Apostolico dell’Arcidiocesi di Monreale)

Mons. Michele Pennisi, GCLJ, Gran Priore Ecclesiastico dell’Ordine di San lazzaro di Gerusalemme, a norma del diritto canonico è cessato, per limiti di età, da Arcivescovo di Monreale, assumendo la carico di Amministratore Apostolico e mantenendo il titolo di Arcivescovo Emerito di Monreale.

Il nuovo Arcivescovo Eletto di Monreale è Mons. Gualtiero Isacchi, nato il 7 settembre 1970 a Lecco. È entrato nel Seminario Minore dell’Arcidiocesi Metropolitana di Milano e successivamente nel Seminario Diocesano di Albano Laziale. Nel 1990 è entrato nel Seminario Filosofico-Teologico Internazionale Giovanni Paolo II a Roma, conseguendo il Baccalaureato in Sacra Teologia presso la Pontificia Università Lateranense.

Il 7 dicembre 1994 è stato ordinato presbitero, incardinandosi nella Diocesi di Albano.

Ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale di S. Eugenio I Papa (1994-1999); Direttore del Centro Diocesano Oratori e Direttore dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Giovanile (1997-2006); Direttore dell’Ufficio di Pastorale Vocazionale (1998-2000); Parroco di S. Eugenio I Papa (1999-2004); Membro del Consiglio Presbiterale Diocesano (dal 2003); Membro del Consiglio Pastorale Diocesano (dal 2004); Direttore del Seminario Vescovile (2004-2006); Direttore ad interim dell’Ufficio Comunicazioni Sociali (2005-2006). Dal 2006 finora è stato Vicario Episcopale per il Coordinamento della pastorale e dal 2010 Economo Diocesano.

Sarà ordinato vescovo e farà il suo ingresso in Monreale nel prossimo mese di luglio.


THE ECCLESIASTICAL GRAND PRIOR MONS. MICHELE PENNISI APPOINTED APOSTOLIC ADMINISTRATOR OF THE ARCHDIOCESE OF MONREALE

(Msgr. Gualtiero Isacchi, Archbishop Elect of Monreale)

Mgr Michele Pennisi, GCLJ, Ecclesiastical Grand Prior of the Order of St Lazarus of Jerusalem, in accordance with canon law has ceased to be Archbishop of Monreale due to age limit, taking on the role of Apostolic Administrator and retaining the title of Archbishop Emeritus of Monreale.

The new Archbishop Elect of Monreale is Mgr Gualtiero Isacchi, born on 7 September 1970 in Lecco. He entered the Minor Seminary of the Metropolitan Archdiocese of Milan and later the Diocesan Seminary of Albano Laziale. In 1990 he entered the John Paul II International Philosophical-Theological Seminary in Rome, obtaining a Baccalaureate in Sacred Theology from the Pontifical Lateran University.

On 7 December 1994 he was ordained a priest, incardinated in the Diocese of Albano.

He has held the following positions: Parish Vicar of S. Eugenio I Papa (1994-1999); Director of the Diocesan Oratory Centre and Director of the Diocesan Youth Pastoral Office (1997-2006); Director of the Vocational Pastoral Office (1998-2000); Parish Priest of S. Eugenio I Papa (1999-2004). Eugene I Pope (1999-2004); Member of the Diocesan Presbyteral Council (since 2003); Member of the Diocesan Pastoral Council (since 2004); Director of the Bishop’s Seminary (2004-2006); Acting Director of the Social Communications Office (2005-2006). Since 2006 he has been Episcopal Vicar for Pastoral Coordination and since 2010 Diocesan Treasurer.

He will be ordained a bishop and will enter Monreale next July.

Začiatok dialógu o znovuzjednotenie Rytierskeho Rádu sv. Lazara z Jeruzalema.

AVVIO DEL DIALOGO PER LA RIUNIFICAZIONE DELL’ORDINE DI SAN LAZZARO DI GERUSALEMME

(Sua Eccellenza Don Francisco de Borbón von Hardenberg e Sua Eccellenza il Conte Jan Dobrzenský z Dobrzenicz)(

Si è svolto la scorsa settimana, presso la Cancelleria dell’Ordine di San Lazzaro a Madrid, un incontro tra Sua Eccellenza Don Francisco de Borbón von Hardenberg e Sua Eccellenza il Conte Jan Dobrzenský z Dobrzenicz, in rappresentanza delle rispettive Obbedienze, per l’avvio del dialogo che dovrebbe condurre alla riunificazione fra i due più importanti rami dell’Ordine di San Lazzaro.C

L’incontro si è svolto in spirito fraterno ed amichevole ed i due Gran Maestri hanno identificato scopi e obiettivi comuni. Entrambe le parti sono determinate a trovare una soluzione e un percorso comune per raggiungere l’obiettivo della riunificazione.

Sono previsti ulteriori incontri.

L’Obbedienza di Orléans, della quale è capo il Conte Jan Dobrzenský z Dobrzenicz, è nata nel 2004, con il distacco di un gruppo di cavalieri da quella di Parigi e con la formazione di un nuovo gruppo sotto la guida del principe Carlo Filippo, duca d’Angiò, con il ripristino della protezione temporale del capo della Casa Reale di Francia, Henri d’Orléans, conte di Parigi, zio del duca d’Angiò.a

Nel 2008 le Obbedienze di Malta e Parigi si sono formalmente riunite con l’elezione del nuovo Gran Maestro Don Carlos Gereda y de Borbón e la conferma della protezione spirituale di Gregorio III Laham, il Patriarca greco-melchita di Antiochia a quel tempo.

Nel 2010, il Duca di Anjou, Gran Maestro dell’obbedienza d’Orléans si dimise da Gran Maestro per diventare Gran Maestro Emerito, e gli successe suo zio materno, il conte Jan Dobrzenský z Dobrzenicz, attuale Gran Maestro.


STARTING THE DIALOGUE FOR THE REUNIFICATION OF THE ORDER
OF SAINT LAZARUS OF JERUSALEM

(H.R.H. Principe Charles-Philippe d’Orléans, Duca d’Anjou, Magnus XLIX Magister Emeritus)

Last week, at the Chancellery of the Order of St. Lazarus in Madrid, a meeting took place between His Excellency Don Francisco de Borbón von Hardenberg and His Excellency Count Jan Dobrzenský z Dobrzenicz, representing their respective Obediences, to start the dialogue that should lead to the reunification of the two most important branches of the Order of St. Lazarus.

The meeting took place in a fraternal and friendly spirit and the two Grand Masters identified common goals and objectives. Both parties are determined to find a solution and a common path to achieve the goal of reunification.

(H.E. Don Francisco de Paula de Borbón y Escasany, V Duke of Seville and Grandee of Spain, Magnus XLVIII Magister Emeritus)

Further meetings are planned.

The Orléans Obedience, of which Count Jan Dobrzenský z Dobrzenicz is the head, was born in 2004, with the detachment of a group of knights from the Paris Obedience and the formation of a new group under the leadership of Prince Charles Philippe, Duke of Anjou, with the restoration of the temporal protection of the head of the Royal House of France, Henri d’Orléans, Count of Paris, uncle of the Duke of Anjou.

In 2008, the Obediences of Malta and Paris were formally reunited with the election of the new Grand Master Don Carlos Gereda y de Borbón and the confirmation of the spiritual protection of Gregory III Laham, the Greek-Melchite Patriarch of Antioch at the time.

In 2010, the Duke of Anjou, Grand Master of the Orléans Obedience resigned as Grand Master to become Grand Master Emeritus, and was succeeded by his maternal uncle, Count Jan Dobrzenský z Dobrzenicz, the current Grand Master.

Slovenský preklad

Preklady

Veľkonočné posolstvo 2022 cirkevného Veľkopriora Vojenského a špitálskeho rádu sv. Lazara Jeruzalemského .

MESSAGGIO DI PASQUA 2022 DEL GRAN PRIORE ECCLESIASTICO DELL’ORDINE MILITARE E OSPEDALIERO DI SAN LAZZARO DI GERUSALEMME

(Cristo Risorto – affresco XIV sec. – Cripta della Chiesa di Maria Santissima Assunta di Castelbuono – Palermo)

Carissimi Confratelli e Consorelle dell’Ordine Militare di San Lazzaro di Gerusalemme,

La Pasqua di quest’anno porta con sé tante speranze insieme a tante incertezze e sofferenze. Per sentirci tutti fratelli siamo chiamati ad essere portatori di speranza e operatori di pace, a stare vicini alle sofferenze dei malati e delle vittime di tutte le guerre, ad aprirci alla solidarietà e all’accoglienza nei confronti dei profughi Ucraini e di tutte le persone costrette a lasciare la loro patria a causa di guerre, persecuzioni e calamità naturali.

Siamo chiamati ad essere «Pellegrini di speranza». La differenza fra un pellegrino e un vagabondo sta nel fatto che il pellegrino, anche attraverso un cammino contorto non esente di dubbi, smarrimenti ed esitazioni, è mosso dalla speranza di arrivare ad una meta che dia senso alla sua vita; mentre il vagabondo è uno che vaga senza sapere dove andare, ubriacato dalle fuggevoli mode del tempo. Il pellegrino non è un camminatore solitario, ma uno che si mette in cammino insieme ad altri verso una meta comune.

La speranza si distingue dall’ottimismo, che è un atteggiamento acritico, una convinzione infondata che, non ostante la tragicità della realtà, alla fine tutto andrà bene. Nonostante il momento drammatico che stiamo attraversando noi cristiani siamo chiamati a “«sperare contro ogni speranza» (Rm 4,18) come scrive san Paolo ai Romani. Questa speranza non è solo per i vivi ma anche per coloro che sono morti. Lo stesso Paolo ha scritto: “«Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione vuota anche la vostra fede» (1Cor 15, 13-14). Commentando questo testo il teologo evangelico Dietrich Bonoeffer scrive: “«… se Cristo non è risorto, il punto d’appoggio che regge tutta la nostra vita vacilla e tutto si infrange; la nostra vita declina verso il non senso. Ogni discorso che ha per oggetto Dio è illusorio, ogni speranza evanescente». Si dice abitualmente che “«se c’è vita, c’è speranza». In realtà è il contrario: «È la speranza che tiene in piedi la vita, che la protegge, la custodisce e la fa crescere».

La dinamica della speranza cristiana si sviluppa a partire dal riconoscimento della presenza di Gesù Cristo che si fa nostro compagno di viaggio. La scena dei discepoli di Emmaus, narrata nel Vangelo di Luca (Lc.24,13-35) è un messaggio di speranza, che ci indica il metodo educativo di Gesù Maestro, che cammina lungo la strada da Gerusalemme ad Emmaus assieme ai due discepoli amareggiati che si stanno allontanando dalla comunità; non li abbandona nel momento del dubbio e della delusione e accetta di passare da straniero. Da vero Maestro, si mette con discrezione in ascolto, lascia che emergano tutti i loro dubbi e le loro domande. L’anonimo viandante non si limita ad accompagnare i due discepoli: li stimola, li ammonisce con amore e schiude loro il senso delle Scritture per aprire la loro mente ottusa e il loro cuore inquieto allo stupore della novità inaspettata che Dio opera nella storia realizzando le sue promesse. I due discepoli, carichi di tristi pensieri non immaginano che quello sconosciuto sia proprio il loro Maestro, ormai risorto. Mentre Egli parla con loro sperimentano tuttavia un intimo «ardore», che scioglie la durezza del loro cuore. Tra le ombre del giorno in declino e l’oscurità che incombe nell’animo dei due discepoli, quello strano pellegrino è un raggio di luce che apre i loro animi al desiderio della luce piena. Gesù schiude ai due discepoli un nuovo futuro, aprendo il loro cuore a una speranza affidabile. Il misterioso ospite rimane con loro e durante la cena nel momento in cui spezza il pane e lo dona ai discepoli si aprono loro gli occhi e lo riconoscono, ma egli scompare dai loro sguardi. Quando l’incontro diventa pieno, alla luce della Parola subentra quella che scaturisce dal «Pane di vita», con cui Cristo mantiene la sua promessa di rimanere con i discepoli «tutti i giorni fino alla fine del mondo» (cfr. Mt 28,20).   I due discepoli, che da vagabondi ritornano ad essere pellegrini pieni di coraggio e di entusiasmo, tornano sui propri passi verso Gerusalemme a testimoniare agli altri discepoli da cui si erano allontanati l’esperienza gioiosa del loro incontro con il Risorto.

Anche oggi Gesù è pronto ad andare anche con coloro che si stanno allontanando dal Cenacolo e dalla comunione dei fratelli. Da risorto non smette di essere il Pastore buono che va in cerca delle pecore smarrite. Sulla strada dei nostri interrogativi e delle nostre inquietudini, talvolta delle nostre delusioni, Gesù, il divino Viandante, continua a farsi compagno del nostro incerto cammino per aiutarci a comprendere il senso della sacra Scrittura, svelarci il significato della sofferenza e della morte alla luce del Mistero Pasquale. Il racconto dei discepoli di Emmaus assicura tutti noi che, quando ascoltiamo la Scrittura e partecipiamo allo spezzare del pane nella Cena del Signore, ci riconosciamo come comunità riunita nel suo nome e ritroviamo fede, speranza e carità per essere discepoli missionari, testimoni gioiosi di Gesù Cristo Risorto.

Auguro che la luce di Gesù Cristo Risorto illumini la vita di ogni Confratello e Consorella e dei loro familiari, ci rinnovi nello Spirito e porti la speranza di un futuro di libertà, giustizia e pace al mondo intero.

+ Michele Pennisi, GCLJ

Arcivescovo di Monreale

Gran Priore Ecclesiastico dell’Ordine Militare e Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme


EASTER MESSAGE 2022 OF THE ECCLESIASTICAL GRAND PRIOR OF THE MILITARY AND HOSPITALLER ORDER OF SAINT LAZARUS OF JERUSALEM

(Risen Christ, Pietro Ruzzolone, 1484, Dome of Termini Imerese, Palermo)

Dear Brothers and Sisters of the Military Order of St Lazarus of Jerusalem,

This year’s Easter brings with it many hopes together with many uncertainties and sufferings. In order to feel that we are all brothers, we are called to be bearers of hope and peacemakers, to be close to the suffering of the sick and the victims of all wars, to be open to solidarity and to welcome Ukrainian refugees and all those forced to leave their homeland because of wars, persecution and natural disasters.

We are called to be „Pilgrims of hope“. The difference between a pilgrim and a vagabond is that the pilgrim, even through a convoluted path not free of doubts, bewilderment and hesitation, is moved by the hope of arriving at a goal that gives meaning to his life; whereas the vagabond is someone who wanders without knowing where to go, drunk on the fleeting fashions of the time. The pilgrim is not a solitary walker, but one who sets out with others towards a common goal.

Hope differs from optimism, which is an uncritical attitude, an unfounded conviction that, despite the tragic nature of reality, everything will turn out well in the end. Despite the dramatic moment we are going through, we Christians are called to „hope against hope“ (Rom 4:18) as St Paul writes to the Romans. This hope is not only for the living but also for those who have died. Paul himself wrote: „‚If there is no resurrection of the dead, neither is Christ risen! But if Christ is not risen, then our preaching is empty and so is your faith“ (1 Cor 15:13-14). Commenting on this text, the evangelical theologian Dietrich Bonoeffer writes: „“… if Christ is not risen, the point of support that holds our whole life falters and everything shatters; our life declines towards non-sense. All talk of God is illusory, all hope evanescent“. It is usually said that „if there is life, there is hope“. In reality, the opposite is true: „It is hope that holds life up, that protects it, safeguards it and makes it grow“.

The dynamic of Christian hope develops from the recognition of the presence of Jesus Christ who becomes our travelling companion. The scene of the disciples of Emmaus, narrated in Luke’s Gospel (Lk 24, 13-35) is a message of hope, which shows us the educational method of Jesus Master, who walks along the road from Jerusalem to Emmaus together with the two embittered disciples who are leaving the community; he does not abandon them at the moment of doubt and disappointment and accepts to pass as a stranger. He does not abandon them at the moment of doubt and disappointment and accepts to pass as a stranger. As a true Master, he discreetly listens to them and allows all their doubts and questions to emerge. The anonymous traveller did not limit himself to accompanying the two disciples: he stimulated them, admonished them with love and revealed to them the meaning of the Scriptures in order to open their dull minds and restless hearts to the amazement of the unexpected novelty that God brings about in history by fulfilling his promises. The two disciples, full of sad thoughts, do not imagine that the stranger is their Master, now risen. As he speaks to them, however, they experience an intimate „ardour“ that melts the hardness of their hearts. Amidst the shadows of the waning day and the darkness that hangs over the two disciples‘ souls, this strange pilgrim is a ray of light that opens their souls to the desire for full light. Jesus opens up a new future for the two disciples, opening their hearts to a reliable hope. The mysterious guest remains with them and during the meal, when he breaks the bread and gives it to the disciples, their eyes open and they recognise him, but he disappears from their gaze. When the encounter becomes full, the light of the Word is replaced by that which comes from the „Bread of Life“, with which Christ fulfils his promise to remain with the disciples „all days until the end of the world“ (cf. Mt 28:20).   The two disciples, who went from being vagabonds back to being pilgrims full of courage and enthusiasm, retraced their steps towards Jerusalem to witness to the other disciples from whom they had left the joyful experience of their encounter with the Risen Lord.

Today too, Jesus is ready to go with those who are leaving the Upper Room and the communion of brothers and sisters. As the Risen One, he does not cease to be the good Shepherd who goes in search of the lost sheep. On the path of our questions and our anxieties, sometimes our disappointments, Jesus, the divine Wayfarer, continues to be a companion on our uncertain journey to help us understand the meaning of the sacred Scriptures, to reveal to us the meaning of suffering and death in the light of the Paschal Mystery. The story of the disciples of Emmaus assures all of us that, when we listen to the Scriptures and participate in the breaking of the bread in the Lord’s Supper, we recognise ourselves as being in the midst of the Paschal Mystery.

The report of the disciples of Emmaus assures all of us that when we listen to the Scripture and participate in the breaking of the bread in the Lord’s Supper, we recognise ourselves as a community gathered in his name and we find faith, hope and charity to be missionary disciples, joyful witnesses of the Risen Jesus Christ.

I wish that the light of the Risen Jesus Christ will illuminate the lives of every Brother and Sister and their families, renew us in the Spirit and bring hope for a future of freedom, justice and peace to the whole world.

+ Michele Pennisi, GCLJ

Archbishop of Monreale

Ecclesiastical Grand Prior of the Military and Hospitaller Order of St. Lazarus of Jerusalem

Slovenský preklad

Veľkonočné posolstvo 2022..docx

Madeira – slávnostná pietna spomienka 100 rokov výročia úmrtia J.E. blahoslaveného cisára Karola I.

Dňa 1.4. 2022 sa na ostrove Madeira uskutočnila pietna spomienková slávnosť pri príležitosti 100 výročia úmrtia blahoslaveného  rakúsko – uhorského cisára Karola I. Habsburského . Slávnosti sa zúčastnili za Veľkopriorát Vojenského a špitálskeho rádu sv. Lazára Jeruzalemského  J.E. Veľkoprior Capt. Ing. Stanislav Holák KCLJ  a Mgr. Andrej Kylián  OLJ. Pripájame  TV záznam tejto významnej udalosti, kde na začiatku sprievodu v popredí Veľkoprior nášho rádu Capt. Ing. Stanislav Holák KCLJ nesie relikviu a  Mgr.  Andrej Kylián OLJ nesie obraz cisára Karola I.
https://www.jornaldamadeira.com/2022/04/01/no-centenario-do-seu-falecimento-d-nuno-bras-afirma-que-beato-carlos-e-uma-bencao-para-o-mundo/
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UKRAJINA, ortodoxná autokefália je považovaná v Moskve za schizmu.

UCRAINA, L’AUTOCEFALIA ORTODOSSA CHE MOSCA CONSIDERA SCISMA

(Sua Beatitudine Epifanij, Metropolita di Kiev e di tutta l’Ucraina)

L’Arcivescovo di Poznan Stanisław Gądecki, Presidente dei Vescovi polacchi, dopo aver incontrato lo scorso 28 aprile Papa Francesco, con cui ha parlato, tra l’altro, dell’impegno della Chiesa per l’accoglienza e l’assistenza dei profughi in fuga dall’Ucraina, ha incontrato il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I in visita in Polonia.

Fin dalle prime fasi del conflitto il Patriarca Ecumenico aveva duramente condannato l’attacco russo contro l’Ucraina, definendolo un “atto di palese violazione di qualsiasi legittimità internazionale”.

La guerra tra Russia e Ucraina vede su fronti opposti due nazioni a stragrande maggioranza ortodossa, unite fino al 2018 quando la Chiesa ortodossa di Kiev “dipendeva di fatto” da quella di Mosca.

Il 15 dicembre 2018 tuttavia la Chiesa Ortodossa ucraina, fondata con un „concilio di riunificazione“ tra la Chiesa ortodossa ucraina – Patriarcato di Kiev e la Chiesa ortodossa autocefala ucraina, decise di staccarsi da quella di Mosca e diventare così indipendente. Tale decisione venne approvata dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo che concesse a Kiev l’autocefalia, ovvero la piena autonomia ed indipendenza amministrativa.

(Il Patriarca di Costantinopoli consegna il tomos dell’autocefalia al metropolita Epifanio)

Una posizione quella di Costantinopoli che ha provocato la dura reazione del Patriarcato di Mosca che ha immediatamente rotto le relazioni con Bartolomeo, dichiarando nello stesso tempo scismatica la nuova chiesa ortodossa autocefala ucraina guidata dal giovane – oggi 42enne – metropolita di Kiev e di tutta l’Ucraina Epifanij.

Oltre a quella ucraina, le Chiese ortodosse autocefale sono quelle di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, Mosca, Bulgaria, Serbia, Georgia, Romania, Cipro, Grecia, Polonia, Albania, Cechia e Slovacchia.

Le Chiese autocefale di Alessandria, Grecia e Cipro hanno riconosciuto l’autocefalia della Chiesa ortodossa ucraina. Oltre a Mosca, anche Antiochia, Serbia, Romania e Polonia hanno invece negato il loro assenso al riconoscimento dell’autocefalia per Kiev.


UKRAINE, ORTHODOX AUTOCEPHALY CONSIDERED SCHISM BY MOSCOW

(His Holiness Filaret, Honorary Patriarch of Kiev)

The Archbishop of Poznan Stanisław Gądecki, president of the Polish bishops, after meeting Pope Francis on 28 April, with whom he spoke, among other things, about the Church’s commitment to welcoming and assisting refugees fleeing Ukraine, met the Ecumenical Patriarch of Constantinople Bartholomew I on a visit to Poland.

Since the early stages of the conflict, the Ecumenical Patriarch had strongly condemned the Russian attack against Ukraine, calling it an ‚act of blatant violation of any international legitimacy‘.

The war between Russia and Ukraine sees two nations with an overwhelming Orthodox majority on opposite sides, united until 2018 when the Orthodox Church in Kiev was „de facto dependent“ on the one in Moscow.

On 15 December 2018, however, the Ukrainian Orthodox Church, founded by a „reunification council“ between the Ukrainian Orthodox Church-Kiev Patriarchate and the Ukrainian Autocephalous Orthodox Church, decided to break away from the Moscow Orthodox Church and thus become independent. This decision was approved by Ecumenical Patriarch Bartholomew, who granted Kiev autocephaly, i.e. full administrative autonomy and independence.

Constantinople’s position provoked a harsh reaction from the Patriarchate of Moscow, which immediately broke off relations with Bartholomew and at the same time declared the new autocephalous Ukrainian Orthodox Church, led by the young – now 42-year-old – Metropolitan of Kiev and all of Ukraine Epiphany, schismatic.

(His Eminence Onufrij, Primate of the Ukrainian Orthodox Church – Moscow Patriarchate, Metropolitan of Kiev

and All Ukraine)

In addition to Ukraine, the autocephalous Orthodox Churches are those of Constantinople, Alexandria, Antioch, Jerusalem, Moscow, Bulgaria, Serbia, Georgia, Romania, Cyprus, Greece, Poland, Albania, the Czech Republic and Slovakia.

The autocephalous Churches of Alexandria, Greece and Cyprus have recognised the autocephaly of the Ukrainian Orthodox Church. In addition to Moscow, Antioch, Serbia, Romania and Poland have also refused to recognise Kiev’s autocephaly.

Prednáška rev. prof. Ivana Ivanova ,CHLJ, na Pápežskej gregoriánskej univerzite v Ríme.

LEZIONE DEL REV. PROF. IVAN IVANOV, CHLJ, PRESSO LA PONTIFICIA UNIVERSITÀ GREGORIANA DI ROMA

Lo scorso 18 marzo 2022, nell’aula magna della Pontificia Università Gregoriana a Roma, nel contesto della conferenza „Camminare insieme sulla stessa via – la teologia all’ascolto dell’Ecumenismo“ si è tenuta una lezione del Prof. Dr. Ivan Ivanov, ChLJ, Professore di Liturgia eucaristica e sacramentale presso la Facoltà di Teologia dell’Università di Sofia „St. Kliment Ohridski“ e visiting professor della Teologia interconfessionale presso la Pontificia Università Lateranense, responsabile per la Comunità ortodossa bulgara in Italia e responsabile per l’ecumenismo del Gran Baliato di Sicilia dell’Ordine di San lazzaro di Gerusalemme.

La lezione era dedicata al tema della Liturgia, della sinodalità (ecumenicità) e della cattolicità (sobornost) della Chiesa di Cristo.

Moderatore dell’evento è stato il Prof. Riccardo Battocchio, Presidente dell’Associazione Italiana di teologia e Rettore dell’Almo Collegio Capranica a Roma. L’evento è stato trasmesso in diretta ed è stato seguito da oltre 400 studenti, di persona e online.

Dopo la lezione c’è stata una discussione sull’argomento. Ciò ha suscitato un grande interesse per la lezione del Prot. Ivanov, il quale ha ricevuto un invito a incontrare gli studenti della Pontificia Università Lateranense sullo stesso argomento nel maggio prossimo del 2022.


LESSON BY REV. PROF. IVAN IVANOV, CHLJ, AT THE PONTIFICAL GREGORIAN UNIVERSITY OF ROME

On 18 March 2022, in the Aula Magna of the Pontifical Gregorian University in Rome, in the context of the conference „Walking together on the same path – theology listening to Ecumenism“ a lesson was given by Prof. Dr. Ivan Ivanov, ChLJ, Professor of Eucharistic and Sacramental Liturgy at the Faculty of Theology of Sofia University „St. Kliment Ohridski“ and visiting professor of Interfaith Theology at the Pontifical Lateran University, responsible for the Bulgarian Orthodox Community in Italy and responsible for ecumenism of the Grand Bailiwick of Sicily of the Order of St. Lazarus of Jerusalem.

The lecture was dedicated to the theme of the liturgy, synodality (ecumenicality) and catholicity (sobornost) of the Church of Christ.

The moderator of the event was Prof. Riccardo Battocchio, President of the Italian Association of Theology and Rector of the Almo Collegio Capranica in Rome. The event was broadcast live and was followed by over 400 students, in person and online.

After the lecture there was a discussion on the topic. This aroused great interest in Prot. Ivanov’s lesson, and he received an invitation to meet with the students of the Pontifical Lateran University on the same topic in May 2022.

Prvá katolícka omša od roku 1535 slávená v Ženevskej katedrále.

CELEBRATA PRESSO LA CATTEDRALE DI GINEVRA LA PRIMA MESSA CATTOLICA DAL 1535

La prima messa cattolica in quasi 500 anni è stata celebrata nella cattedrale di Ginevra, Svizzera, per la vigilia della prima domenica di Quaresima.

L’ultima messa celebrata nella cattedrale di St. Pierre ebbe luogo nel 1535. Dopo la Riforma, l’edificio fu occupato dalla Chiesa protestante riformata di Giovanni Calvino, che distrusse le statue e i dipinti della cattedrale e vietò il culto cattolico.

Circa 1.500 persone hanno partecipato alla messa. Il celebrante principale era padre Pascal Desthieux, vicario episcopale di Ginevra.

Durante la liturgia, Daniel Pilly, un rappresentante della comunità protestante, ha chiesto perdono per le azioni storiche contro l’unità dei cristiani.

Padre Desthieux ha detto che i cattolici di Ginevra sono stati toccati dall’invito della comunità protestante a celebrare la messa nella cattedrale di St. Pierre ed ha anche chiesto perdono per le „colpe contro l’unità“: atti di derisione, caricatura o sfida alla comunità riformata. Desthieux ha anche sottolineato il desiderio di „arricchirci a vicenda con le nostre differenze“.

Il sacerdote ha salutato le coppie di matrimoni religiosamente misti „che vivono l’ecumenismo nel modo più intimo“. Riferendosi alla tentazione di Gesù da parte di Satana nel deserto, ha invitato i presenti a „resistere alle forze di divisione nella nostra vita tra di noi e tra noi cristiani“.

In una lettera pubblicata sul sito web del vicariato nel 2020, Desthieux ha descritto la cattedrale come il „luogo centrale e simbolico della storia cristiana di Ginevra“.

Dopo la Riforma, la cattedrale è diventata un luogo „emblematico della riforma calvinista“, ha detto.

Giovanni Calvino, il fondatore francese del ramo del protestantesimo noto come calvinismo, visse a Ginevra, e la città fu una destinazione per i protestanti francesi costretti a fuggire a causa delle persecuzioni. Saint-Pierre de Genève era la chiesa natale di Calvino e la sua sedia è esposta accanto al pulpito della cattedrale.

La diocesi di Ginevra fu poi assorbita nella diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo. Oggi, poco meno del 40% della popolazione svizzera è cattolica.

Pur riconoscendo che il ritorno della messa cattolica nella cattedrale è un motivo di gioia, Desthieux ha messo in guardia dal „trionfalismo“, così come da qualsiasi linguaggio che suggerisca che i cattolici stanno cercando di „prendere possesso“ dell’edificio. „Con i nostri fratelli e sorelle protestanti, che ci accolgono nella loro cattedrale, vogliamo semplicemente fare un forte gesto ecumenico, un segno che viviamo tutti insieme a Ginevra“, ha detto, aggiungendo che la messa era un „gesto di ospitalità“ all’interno della comunità cristiana della città.


THE FIRST CATHOLIC MASS SINCE 1535 CELEBRATED IN GENEVA CATHEDRAL

The first Catholic Mass in nearly 500 years was celebrated at a cathedral in Geneva, Switzerland, last week for the vigil of the First Sunday of Lent.

The last Mass celebrated at St. Pierre Cathedral took place in 1535. After the Reformation, the building was taken over by John Calvin’s Reformed Protestant Church, which destroyed the cathedral’s statues and paintings, and banned Catholic worship.

Around 1,500 people attended the Mass. The main celebrant was Father Pascal Desthieux, the episcopal vicar of Geneva.

During the liturgy, Daniel Pilly, a representative of the Protestant community, asked pardon for historic actions against Christian unity.

Father Desthieux said that Geneva’s Catholics were touched by the Protestant community’s invitation to celebrate Mass at St. Pierre Cathedral and also asked for forgiveness for “faults against unity”: acts of mockery, caricature, or challenge to the Reformed community. Desthieux also underlined the desire to “enrich each other with our differences.”

The priest greeted couples from religiously mixed marriages “who live ecumenism in the most intimate way.” Referring to Jesus’ temptation by Satan in the desert, he called on those present to “resist the forces of division in our lives between us and among us Christians.”

In a letter published on the vicariate’s website in 2020, Desthieux described the cathedral as the “central and symbolic location of Geneva’s Christian history.”

Following the Reformation, the cathedral became a location “emblematic of the Calvinist reform,” he said.

John Calvin, the French founder of the branch of Protestantism known as Calvinism, lived in Geneva, and the city was a destination for French Protestants forced to flee due to persecution. Saint-Pierre de Genève was Calvin’s home church and his chair is displayed next to the cathedral’s pulpit.

The diocese of Geneva was eventually absorbed into the diocese of Lausanne, Geneva, and Fribourg. Today, just under 40% of the Swiss population is Catholic.

While acknowledging that the return of Catholic Mass to the cathedral was a cause for rejoicing, Desthieux cautioned against “triumphalism,” as well as any language suggesting that Catholics were looking to “take over” the building. “With our Protestant brothers and sisters, who welcome us in their cathedral, we want simply to make a strong ecumenical gesture, a sign that we all live together in Geneva,” he said, adding that the Mass was a “gesture of hospitality” within the city’s Christian community.

Dar odevov v hodnote 40 000 eur utečencom z Ukrajiny.

DONAZIONE DI VESTIARIO PER 40.000 EURO AI PROFUGHI DELL’UCRAINA

Il Gran Baliato di Sicilia, attraverso la San Lazzaro ONLUS, il proprio braccio operativo in campo assistenziale, ha donato mille abiti nuovi, per un valore di 40.000 euro, destinati ai profughi in fuga dall’Ucraina, che saranno consegnati al confine tra Polonia ed Ucraina con il supporto della Caritas.

In questa occasione il Gran Balì ha ricordato come l’Ordine di San Lazzaro abbia una tradizione millenaria di vicinanza a tutti coloro che si trovano in difficoltà e subiscono ingiustizie e come anche in questo caso, con la ferma condanna del barbaro attacco da parte di Putin al popolo ucraino, il Gran Baliato di Sicilia intendesse dare il proprio modesto contributo per alleviare le sofferenze di chi fugge dalla guerra.

Il Gran Balì ha pure sottolineato come sia intenzione continuare nell’ormai tradizionale impegno ecumenico con le chiese ortodosse, molti rappresentati delle quali fanno parte dell’Ordine, consci del fatto che le dichiarazioni sulla guerra del Patriarca di Mosca, indegne di un pastore di anime, non rappresentano la vera anima dell’ortodossia russa.

Il Presidente della ONLUS, Giuseppe Canzone, ha aggiunto come si tratti di un piccolo sostegno concreto per i fratelli ucraini che stanno vivendo gravi disagi correlati con l’attuale stato di guerra.


40,000 EURO CLOTHING DONATION TO REFUGEES FROM UKRAINE

The Grand Bailiwick of Sicily, through San Lazzaro ONLUS, its charitable arm, donated one thousand new garments, worth 40,000 euro, for the refugees fleeing Ukraine, which will be delivered to the Polish-Ukrainian border with the support of Caritas.

On this occasion, the Grand Bailiff recalled that the Order of St. Lazarus has a millenary tradition of being close to all those in difficulty and suffering injustice and that in this case too, with its firm condemnation of Putin’s barbaric attack on the Ukrainian people, the Grand Bailiff of Sicily wished to make his own modest contribution to alleviating the suffering of those fleeing the war.

The Grand Bailiff also stressed his intention to continue the now traditional ecumenical commitment with the Orthodox churches, many of whose representatives are members of the Order, aware that the declarations on the war by the Patriarch of Moscow, unworthy of a pastor of souls, do not represent the true soul of Russian Orthodoxy.

The President of the ONLUS, Giuseppe Canzone, added that this is a small concrete support for the Ukrainian brothers who are experiencing serious hardships related to the current state of war.

J.E. Mons. Antonino Raspanti , ECLJ bol vymenovaný za prezidenta Biskupskej konferencie Talianska.

NOMINA DI MONS. ANTONINO RASPANTI, ECLJ, A PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE SICILIANA

S.E. Mons. Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale, ECLJ, è stato eletto lo scorso 8 marzo 2022 nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Siciliana (CESI).

Mons. Raspanti è nato ad Alcamo il 20 giugno 1959 ed è membro del Gran Baliato di Sicilia fin dalla sua fondazione; dal 26 luglio 2011 è vescovo di Acireale e dal 24 maggio 2017 vicepresidente per l’Italia meridionale della Conferenza Episcopale Italiana.

È membro del Pontificio consiglio della cultura, dall’11 novembre 2019.


APPOINTMENT OF MONS. ANTONINO RASPANTI, ECLJ, AS PRESIDENT OF THE SICILIAN BISHOPS‘ CONFERENCE

H.E. Mgr Antonino Raspanti, Bishop of Acireale, ECLJ, was elected on 8 March 2022 as the new President of the Sicilian Bishops‘ Conference (CESI).

Mgr Raspanti was born in Alcamo on 20 June 1959 and has been a member of the Grand Bailiwick of Sicily since its foundation; he has been Bishop of Acireale since 26 July 2011 and Vice-President for Southern Italy of the Italian Bishops‘ Conference since 24 May 2017.

He has been a member of the Pontifical Council for Culture since 11 November 2019.

Veľký Baili Talianska povýšený do hodnosti Veľkokríža.

NOMINA DEL GRAN BALÌ DI SICILIA A CAVALIERE DI GRAN CROCE DELL’ORDINE AL MERITO DELLA REPUBBLICA ITALIANA

(Insegne di Cavaliere di Gran Croce)

S.E. il Dr. Pino Zingale, GCLJ-J, Gran Balì di Sicilia dell’Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme e Priore del Capitolo dei Cavalieri di San Lazzaro di Gerusalemme in Monreale, con decreto del Presidente della Repubblica è stato nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, la massima onorificenza conferita dallo Stato.

L’Ordine è stato istituito con la Legge 3 marzo 1951, n. 178, è il primo fra gli Ordini nazionali italiani ed è destinato a „ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari.“.

Il Presidente della Repubblica è il Capo dell’Ordine, il quale è retto da un Consiglio composto di un Cancelliere, che lo presiede, e di dieci membri, ed è articolato nei gradi onorifici di: Cavaliere di Gran Croce, Grande Ufficiale, Commendatore, Ufficiale, Cavaliere.


GRAND BAILIFF OF SICILY APPOINTED KNIGHT OF THE GRAND CROSS OF THE ORDER OF MERIT OF THE ITALIAN REPUBLIC

H.E. Dr. Pino Zingale, GCLJ-J, Grand Bailiff of Sicily of the Order of St. Lazarus of Jerusalem and Prior of the Chapter of the Knights of St. Lazarus of Jerusalem in Monreale, by decree of the President of the Republic was appointed Knight of the Grand Cross of the Order of Merit of the Italian Republic, the highest honour conferred by the State.

The Order was established by Law No. 178 of March 3, 1951, and is the first of the Italian national Orders and is intended to „reward merits acquired towards the Nation in the field of letters, arts, economy and in the performance of public offices and activities carried out for social, philanthropic and humanitarian purposes, as well as for long and distinguished services in civil and military careers“.

The President of the Republic is the Head of the Order, which is governed by a Council composed of a Chancellor, who chairs it, and ten members, and is divided into the honorary grades of: Knight of the Grand Cross, Grand Officer, Commander, Officer, Knight.

Archijerevská svätá liturgia J.E. vladyku Petra Rusnáka .

Archijerejská svätá liturgia pri príležitosti 25. výročia zriadenia Gréckokatolíckeho biskupstva v Košiciach z katedrálneho chrámu presvätej Bohorodičky .  Homília k aktuálnej situácii vo svete a spoločnosti začína od 50. minúty.

https://www.rtvs.sk/televizia/archiv/14320/310282#3092

 

Vyznamenanie „Za zásluhy“ lekárom- Záslužný kríž.

CONCESSO L’ “ORDINE DEL COMPANIONATE OF MERIT” AI MEDICI DEL PROGETTO SANITÀ SOLIDALE

(Insegne di Commendatore di Merito)

Il Gran Magistero ha approvato la concessione, su proposta del Gran Balì di Sicilia, dell’Ordine del “Companionate of Merit” ai medici membri dell’Ordine di San Lazzaro che partecipano attivamente al progetto “Sanità Solidale” che ogni mese offre una vasta serie di prestazioni sanitarie ai meno abbienti.

 

Il “Companionate of Merit” compare per la prima volta negli statuti dell’Ordine di San Lazzaro del 1929 e veniva concesso solo ai nobili cristiani non cattolici ed alle donne (parimenti nobili) che, all’epoca, non potevano diventare membri „pleno iure“ dell’Ordine di San Lazzaro. Nel 1948, con la modifica degli Statuti, furono introdotti i Cavalieri e le Dame di Merito ed i Medici ad honorem, che ricevevano questa distinzione onorifica per segnalati e rilevanti servizi in favore dell’Ordine. Dal 1979 è stata prevista la possibilità di concessione di questa onorificenza anche a coloro che già siano membri dell’Ordine.

 

Le concessioni sono così graduate:

 

Ufficiali: Francesco AMICOVincenzo ARGENTINOAntonio FISCELLAMarco IACOPINELLIPaolo SCOLLOVincenzo FONTANAPietro Luigi MATTA

 

Commendatori: Giuseppe CANZONE e Marco ZUMMO


“ORDER OF COMPANIONATE OF MERIT” GRANTED TO THE DOCTORS OF THE SOLIDARITY HEALTH PROJECT

(Officer of Merit insignia)

The Grand Magistry has approved the granting, on the proposal of the Grand Bailiff of Sicily, of the Order of Companionate of Merit to doctors who are members of the Order of St. Lazarus and who actively participate in the „Sanità Solidale“ project, which provides a wide range of healthcare services to the poor every month.

The Companionate of Merit first appeared in the statutes of the Order of St Lazarus in 1929 and was only granted to non-Catholic Christian noblemen and women (also noblemen) who, at the time, could not become members „pleno iure“ of the Order of St Lazarus. In 1948, when the Statutes were amended, Knights and Dames of Merit and Honorary Doctors were introduced, who received this honorary distinction for outstanding services to the Order. Since 1979, this honour has also been granted to those who are already members of the Order.

The awards are graded as follows:

Officers: Francesco AMICOVincenzo ARGENTINOAntonio FISCELLAMarco IACOPINELLIPaolo SCOLLOVincenzo FONTANAPietro Luigi MATTA

Commanders: Giuseppe CANZONE and Marco ZUMMO

Katolícka cirkev a východné pravoslávne cirkvi k spoločnému dokumentu o sviatostiach.

(Stemma della Chiesa Apostolica Armena)

Passi avanti verso il terzo documento congiunto di Chiesa Cattolica e Chiese Ortodosse Orientali: il documento sui sacramenti dovrebbe essere definito nei prossimi mesi, e poi discusso alla prossima riunione della Commissione Mista internazionale, che è prevista dal 20 al 24 giugno 2022.

La Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali si è riunita online dal 26 al 28 gennaio, sotto la copresidenza del Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e del vescovo Kyrillos, ausiliare della diocesi ortodossa copta di Los Angeles negli Stati Uniti.

L’ultimo incontro in presenza della Commissione risale alla fine di gennaio del 2020, quando si discusse, appunto, di sacramenti, e si definirono anche le linee guida di quello che sarebbe stato il terzo documento congiunto della Commissione.

Il tema dei sacramenti è centrale per un dialogo cattolico – ortodosso che è tra i dialoghi ecumenici più promettenti. Lo scisma con le Chiese ortodosse orientali aveva infatti avuto luogo per un problema di terminologia: al Concilio di Calcedonia, nel V secolo, si era arrivati a stabilire che Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, era una persona in due nature, “senza confusione, senza cambiamento, senza divisione e senza separazione”.

Ma le Chiese ortodosse orientali, da allora dette pre-calcedonesi, non avevano compreso che la formula “due nature” parlava di due soggetti di Cristo e aveva pensato fosse presentata una dottrina che identificava due figli, e per questo sono rimaste distaccate dalla Chiesa cattolica.

Il dialogo comunque è ripreso con successo, anche grazie a Paolo VI che promosse una serie di incontri. Il primo fu quello del 1971 con Mar Ignatious Yacob III, patriarca siro-ortodosso di Antiochia. Sempre nel 1971, Paolo VI firmò una dichiarazione comune con il patriarca copto ortodosso Shenouda III nel 1971, mentre nel 1996 Giovanni Paolo II siglò una dichiarazione simile con il catholicos armeno Karekin I, e con il catholicos Aram I di Cilicia nel 1997. Così, 1500 dopo il Concilio di Calcedonia, queste dichiarazioni comuni avevano permesso di risolvere le differenze cristologiche tra le Chiese cattoliche e le Chiese ortodosse orientali.

Da qui, la commissione mista internazionale, istituita nel 2003. La commissione comprende rappresentanti della Chiesa cattolica, della Chiesa copta-ortodossa, della Chiesa siro-ortodossa di Antiochia, la Chiesa apostolica armena (Catolicossato di tutti gli armeni – Sede di Etchmiadzin e Catolicossato della Sede di Cilicia), della Chiesa ortodossa etiope e della Chiesa sira-ortodossa Malankarese.


CATHOLIC CHURCH AND EASTERN ORTHODOX CHURCHES TOWARDS A COMMON DOCUMENT ON THE SACRAMENTS

(Coat of arms of the Coptic Orthodox Church)

Progress is being made towards the third joint document of the Catholic Church and the Eastern Orthodox Churches: the document on the sacraments should be defined in the coming months, and then discussed at the next meeting of the International Joint Commission, which is scheduled to take place from 20 to 24 June 2022.

The International Joint Commission for Theological Dialogue between the Catholic Church and the Eastern Orthodox Churches met online from 26-28 January, under the co-presidency of Cardinal Kurt Koch, president of the Pontifical Council for Promoting Christian Unity, and Bishop Kyrillos, auxiliary of the Coptic Orthodox Diocese of Los Angeles in the United States.

The last meeting in the presence of the Commission was at the end of January 2020, when the sacraments were discussed, and the guidelines for what would be the third joint document of the Commission were also defined.

The topic of the sacraments is central to a Catholic-Orthodox dialogue that is among the most promising ecumenical dialogues. The schism with the Eastern Orthodox Churches had in fact taken place over a problem of terminology: at the Council of Chalcedon, in the 5th century, it was established that Jesus Christ, true God and true man, was a person in two natures, „without confusion, without change, without division and without separation“.

But the Eastern Orthodox Churches, since then known as pre-Chalcedonian, had not understood that the formula „two natures“ spoke of two subjects of Christ and had thought it presented a doctrine that identified two sons, and for this reason they remained detached from the Catholic Church.

However, the dialogue was successfully resumed, also thanks to Paul VI who promoted a series of meetings. The first was in 1971 with Mar Ignatious Yacob III, Syrian Orthodox Patriarch of Antioch. Also in 1971, Paul VI signed a joint declaration with the Coptic Orthodox Patriarch Shenouda III in 1971, while in 1996 John Paul II signed a similar declaration with the Armenian catholicos Karekin I, and with the catholicos Aram I of Cilicia in 1997. Thus, 1500 after the Council of Chalcedon, these joint declarations had made it possible to resolve the Christological differences between the Catholic Churches and the Eastern Orthodox Churches.

Hence the international mixed commission, set up in 2003. The commission includes representatives of the Catholic Church, the Coptic Orthodox Church, the Syrian Orthodox Church of Antioch, the Armenian Apostolic Church (Catolicossate of All Armenians – See of Etchmiadzin and Catolicossate of the See of Cilicia), the Ethiopian Orthodox Church and the Malankara Syrian Orthodox Church.

Kostol sv. Lazara vo Valloncello v Umbri.

LA CHIESA DI SAN LAZZARO AL VALLONCELLO IN UMBRIA

(La Chiesa di San Lazzaro al Valloncello)

Di fronte il Castello di Belforte, deserto ed in rovina, sulla destra si apre una stretta valle che ebbe il nome il “Valloncello. Dove il Valloncello si allarga alla Valle del Nera la tradizione locale vuole che San Francesco abbia eretto “una casa” ove trovassero accoglienza quanti erano stati colpiti dalla lebbra, lasciando così all’umanità un messaggio di speranza e di vita, diretto a quelle persone che rimaste infette, erano costrette ad allontanarsi dalla società.

Il lebbrosario di San Lazzaro del Valloncello sarebbe stato fondato da San Francesco – o per San Francesco – il 24 settembre 1218 dal monaco Bono, con la concessione di una vasta area, da parte del signore Razzardo, feudatario di Roccapazza, al sacerdote Bono, rettore della limitrofa chiesa di San Cataldo, per edificarvi una chiesa ed un ospedale ad uso dei lebbrosi, di altri infermi ed anche di persone sane. In loco, è ancora visibile, al di sopra di una porta, la pietra che, in caratteri gotici, documenta tale erezione proprio nel 1218.

L’ospedale visse vita autonoma, forse sotto la protezione dei monaci eutiziani, i quali, in quel periodo, vantavano una larga giurisdizione feudale e disponevano di ottimi medici. Non aveva l’ampiezza e la grandiosità di altri simili ospedali sorti in varie parti d’Italia, ma offriva molti conforti atti a lenire, oltre ai dolori del corpo, quelli dello spirito.

I lebbrosi di San Lazzaro venivano amorevolmente accolti e curati, godevano di una libertà considerevole e le amarezze del loro isolamento venivano in gran parte mitigate. L’ospedale, quindi, rispondeva a perfezione alle necessità di riposo e di svago dei lebbrosi ed offriva ad essi medicine e cibi, compresa la carne di vipera di montagna (alla quale si attribuivano virtù prodigiose). Il complesso, considerato da molti “unico” lebbrosario francescano è un luogo reso irriconoscibile dai continui terremoti che si sono abbattuti su questa terra. Sono ancora riconoscibili le due navate originali coperte da volte ogivali a crociera con costoloni confluenti su un pilastro cilindrico centrale. Un piccolo ambiente adibito ad oratorio vede sul proprio altare una tela del sec. XVII raffigurante la “Madonna con Bambino e Santi”.

San Lazzaro del Valloncello fu diretto a varie riprese dai frati Minori e dai monaci di S. Eutizio e accolse lebbrosi provenienti da una vasta area circostante. Per quanto appartato, si trovava pur sempre lungo un canale viario importante come la valle del Nera.

(Stemma dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro risalente al periodo in cui Chiesa e lazzaretto furono affidati ai due Ordini riuniti)

Nel 1450 l’ospedale fu affidato al comune di Norcia senza che venisse menò la presenza dei monaci eutiziani. Uno di questi, fr. Barnaba Fusconi, fu insignito del titolo di cavaliere e maestro generale (Gran Maestro) di tutto l’Ordine Gerosolimitano di S. Lazzaro “di qua e di là dal mare” (1492) e la Chiesa e l’ospedale furono gestiti dall’Ordine di San Lazzaro (ramo italiano) fino al 1572 quando, dopo la rinuncia del penultimo Gran Maestro Giannotto Castiglioni, il 13 gennaio 1571, in favore del duca Emanuele Filiberto di Savoia, il Papa Gregorio XIII, il 13 novembre 1572 ne decretò la riunione con l’Ordine di San Maurizio (del quale Emanuele Filiberto era già Gran Maestro), furono affidati al neonato “Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro”, il quale ne assegnò le rendite ai vari commendatari, fra cui alcuni cavalieri di casate nursine. Uno stemma di questa fase è visibile ancora sul fabbricato più grande.

Dopo un lungo periodo di decadenza l’istituzione fu soppressa e i beni immobili passarono in mano di privati. Della chiesa francescana trecentesca, divisa e rimaneggiata alla meglio dopo i terremoti del Settecento, sopravvivono alcune strutture architettoniche nella parte interna riconvertita ad uso rurale. Sono due nude volte a crociera innervate da costoloni, una monofora richiusa e un pilastro cilindrico centrale di modello assisiate, uniche testimonianze di un mondo scomparso.


CHURCH OF ST. LAZARUS AL VALLONCELLO IN UMBRIA

(The church of St Lazarus al Valloncello)

Opposite the castle of Belforte, deserted and in ruins, a narrow valley opens up on the right, which was given the name „Valloncello. Where the Valloncello widens into the Valle del Nera, local tradition has it that St Francis built „a house“ where all those infected with leprosy could find shelter, thus leaving humanity a message of hope and life, directed at those people who had become infected and were forced to withdraw from society.

The leprosarium of San Lazzaro del Valloncello is said to have been founded by St Francis – or for St Francis – on 24 September 1218 by the monk Bono, with the concession of a large area by Lord Razzardo, feudal lord of Roccapazza, to the priest Bono, rector of the neighbouring church of San Cataldo, to build a church and a hospital for the use of lepers, other sick people and healthy people. On the site, a stone in Gothic lettering above a door can still be seen, documenting its construction in 1218.

The hospital lived an independent life, perhaps under the protection of the Eutizian monks, who at that time had a large feudal jurisdiction and excellent doctors. It did not have the size and grandeur of other similar hospitals that had sprung up in various parts of Italy, but it offered many comforts to alleviate not only the pains of the body but also those of the spirit.

The lepers of St Lazarus were lovingly received and cared for, they enjoyed considerable freedom and the bitterness of their isolation was largely mitigated. The hospital therefore responded perfectly to the lepers‘ needs for rest and recreation and offered them medicines and food, including the meat of the mountain viper (which was said to have prodigious virtues). The complex, considered by many to be the „only“ Franciscan leper colony, has been rendered unrecognisable by the continuous earthquakes that have struck the area. We can still recognise the two original naves covered by ogival cross vaults with ribs converging on a central cylindrical pillar. A small room used as an oratory has a 17th-century painting of the ‚Madonna with Child and Saints‘ on its altar.

San Lazzaro al Valloncello was run at various times by the Friars Minor and the monks of St Eutizio and took in lepers from a large surrounding area. Although secluded, it was still located along an important road channel such as the Nera valley.

In 1450 the hospital was entrusted to the municipality of Norcia without the presence of the Eutizian monks being mentioned. One of these, Brother Barnaba Fusconi, was awarded the title of Knight and Master General (Grand Master) of the entire Hierosolimitan Order of St. Lazarus „on this side and on the other side of the sea“ (1492), and the Church and hospital were run by the Order of St. Lazarus (Italian branch) until 1572 when, after the penultimate Grand Master Giannotto Castiglioni resigned on 13 January 1571 in favour of Duke Emanuele Filiberto of Savoy, Pope Gregory XIII, on 13 November 1572, decreed its reunion with the Order of St Maurice (of which Emanuele Filiberto was already Grand Master), and entrusted it to the newly founded „Order of Saints Maurice and Lazarus“, which assigned its revenues to the various commendators, including some knights from the House of Nursia. A coat of arms from this phase can still be seen on the largest building.

(The interior of the Church of San Lazzaro al Valloncello)

After a long period of decline, the institution was suppressed and the property passed into private hands. Of the 14th-century Franciscan church, divided and remodelled as best it could after the 18th-century earthquakes, some architectural structures survive in the internal part converted for rural use. There are two bare cross vaults innervated by ribs, a closed single lancet window and a central cylindrical pillar of the Assisian model, the only evidence of a vanished world.

Uzatvorenie týždňa modlitieb za jednotu kresťanov v archidiecéze v Monreale.

RITO DI CHIUSURA DELL’ARCIDIOCESI DI MONREALE PER LA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

(I rappresentanti delle varie comunità ecclesiali e la rappresentanza del Gran Baliato di Sicilia dell’Ordine di San Lazzaro)

Si è svolto lo scorso 25 gennaio 2022, presso la Chiesa Madre di Terrasini, il rito di chiusura della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, al quale, come ormai di tradizione, ha preso parte una rappresentanza del Gran Baliato di Sicilia dell’Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme, confermando il suo impegno nel dialogo ecumenico.

Il rito, presieduto dall’Arcivescovo di Monreale Mons. Michele Pennisi, GCLJ, Gran Priore Ecclesiastico dell’Ordine di San Lazzaro e Cappellano Maggiore del Gran Baliato di Sicilia, ha visto la partecipazione dei rappresentanti del Patriarcato Ortodosso di Romania, della Chiesa Anglicana, della Chiesa Evangelica Luterana, della Chiesa Evangelica Valdese e Metodista, della Chiesa Evangelica Avventista e di quella Evangelica della Riconciliazione.


CLOSING RITE OF THE ARCHDIOCESE OF MONREALE FOR THE WEEK OF PRAYER FOR CHRISTIAN UNITY

(A moment of the closing celebration of the Week of Prayer for Christian Unity)

On 25 January 2022, the closing rite of the Week of Prayer for Christian Unity was held in the Mother Church of Terrasini. A representative of the Grand Bailiwick of Sicily of the Order of St. Lazarus of Jerusalem took part, confirming its commitment to ecumenical dialogue.

The rite, presided over by the Archbishop of Monreale, Michele Pennisi, GCLJ, Grand Ecclesiastical Prior of the Order of St Lazarus and Senior Chaplain of the Grand Bailiwick of Sicily, was attended by representatives of the Orthodox Patriarchate of Romania, the Anglican Church, the Evangelical Lutheran Church, the Waldensian and Methodist Churches, the Evangelical Adventist Church, and the Evangelical Church of Reconciliation.

Nájdený križiacky meč pripomína mnohé kostoly , ktoré postavili križiaci v Svätej zemi.

RITROVATA UNA SPADA CROCIATA CHE CI RICORDA LE TANTE CHIESE COSTRUITE IN TERRA SANTA DAI CAVALIERI

(La spada crociata ritrovata davanti al Monte Carmelo)

Qualche settimana fa la notizia di un ritrovamento archeologico nel mare di Israele, al largo della costa del Monte Carmelo, ha fatto il giro del mondo. Shlomi Katzin facendo immersioni ha trovato diversi antichi manufatti sul fondo del mare, apparentemente scoperti dalle onde e dalle correnti sotterranee che avevano spostato la sabbia. Il più significativo è una spada con una lama lunga un metro e un’elsa lunga 30 cm.

Le autorità delle antichità israeliane hanno riconosciuto una spada “conservata in perfette condizioni, è un reperto bello e raro ed evidentemente apparteneva a un cavaliere crociato“. La costa del Carmelo ha molte insenature naturali perfetto per riparare le navi dalle tempeste.

I crociati, cavalieri di cui si è scritto tra storia e leggende, quelli che andarono a liberare la Terra Santa dal dominio islamico dei luoghi santi, alcuni dei quali, come la basilica del Santo Sepolcro, erano stati quasi rasi al suolo nel 1009.

I crociati, tra i quali i cavalieri di San Lazzaro, erano non solo guerrieri ma grandi architetti, costruttori di castelli e di chiese. Alcuni costruite ex novo, altre ricostruite dopo le devastazioni magari su antiche vestigia bizantine.

Nel 1113 i cavalieri di San Giovanni, dai quali sarebbero nati, da lì a poco, i cavalieri di San Lazzaro, iniziarono la costruzione della chiesa latina dedicata al proprio santo tutelare a Beirut che, dopo la conquista saracena, divenne la grande moschea di Omar, ma ancora è evidente lo stile crociato. Anche a Tiro la cattedrale era stata costruita dai crociati ed era usata per l’incoronazione dei re latini di Gerusalemme quando, dopo la riconquista islamica della Città Santa, la capitale fu portata nella vicina Acri.

Acri recuperata dai cristiani dopo un lungo assedio dal 1189 al 1191, fu il più importante baluardo crociato in Terra Santa, l’ultimo a tornare, nel 1291, ai musulmani guidati dal sultano al Ashraf ed ebbe il ruolo di capitale del regno che ormai era solo una striscia di costa e il corridoio che permetteva l’arrivo al Santo Sepolcro.

I crociati avevano ad Acri un vero centro di accoglienza per i pellegrini, un castello con una chiesa a pianta ottagonale. A Cesarea all’interno della cinta muraria si trova, oggi tra le rovine, una chiesa a pianta basilicale. Anche questo edificio divenne moschea.

Se si arriva a Ramla, lasciando la costa, la grande moschea di Jami el Kebir altro non è che la cattedrale cristiana dedicata a San Giovanni, il santo prediletto dai cavalieri d’oltremare.

A Sebaste, oggi Sebastiya, nel 1165 venne costruita una chiesa dedicata a San Giovanni Battista, impiantata sulle rovine di un preesistente luogo di culto bizantino, una basilica a tre navate. L’architettura è ormai segnata dal gotico ancora riconoscibile nonostante il riuso come moschea.

Nel cammino verso Gerusalemme si incontra anche un monastero, Abu Gosh, che fu costruito dai crociati su una preesistente cisterna romana. La chiesa conventuale è stata assegnata nel XIX secolo allo stato francese e gestita dall’ordine benedettino di Monte Oliveto.

Interessante la storia degli affreschi romanici abbandonati dai musulmani che ridussero il locale a stalla e che sono stati pazientemente restaurati, con diversi episodi biblici.

A Gerusalemme i cavalieri costruirono moltissimi edifici, ma ovviamente l’edificio più significativo è il complesso del Santo Sepolcro.

Gerusalemme custodisce anche un altro gioiello crociato che ancora è una chiesa: Sant’Anna. Perfettamente conservata anche grazie al fatto che venne donata a Napoleone III dai sultani per l’aiuto avuto nella guerra in Crimea, oggi è gestita dai Padri d’Africa.

Altro luogo simbolo è il Cenacolo, un’ampia aula rettangolare che i crociati ricavarono nel XIII secolo su un precedente luogo di culto di epoca romana. Da non dimenticare la Cappella dell’Ascensione.

La riconquista musulmana portò al riuso di molte strutture anche nei castelli dove, essendo i crociati parte di ordini monastico cavallereschi, grande spazio avevano aule e cappelle che richiamavano le proporzioni del Tempio di Gerusalemme.

E quello che i crociati avevano imparato costruendo in Medio Oriente con cognizioni latine, lo riportarono in Europa diffondendo nella costruzione delle cattedrali gotiche una nuova scienza costruttiva.

Quasi tutte le chiese che i crociati lasciarono in Terra Santa furono convertite in moschee dopo la riconquista saracena, ma conservano la struttura originale tutta latina e cristiana.


A CRUSADER SWORD REDISCOVERED, REMINDING US OF THE MANY CHURCHES BUILT IN THE HOLY LAND BY THE KNIGHTS

(The rediscovered crusader sword )

A few weeks ago, news of an archaeological find in the Israeli sea, off the coast of Mount Carmel, went around the world. While diving, Shlomi Katzin found several ancient artefacts at the bottom of the sea, apparently discovered by waves and underground currents that had shifted the sand. The most significant is a sword with a one-metre long blade and a 30 cm long hilt.

The Israeli antiquities authorities recognised a sword ‚preserved in perfect condition, it is a beautiful and rare find and evidently belonged to a crusader knight‘. The Carmel coast has many natural inlets perfect for sheltering ships from storms.

The crusaders, knights of whom history and legends have been written about, were the ones who went to liberate the Holy Land from Islamic rule of the holy places, some of which, like the basilica of the Holy Sepulchre, had been almost razed to the ground in 1009.

The crusaders, including the Knights of St Lazarus, were not only warriors but also great architects, builders of castles and churches. Some built from scratch, others rebuilt after the devastation, perhaps on top of ancient Byzantine remains.

In 1113, the Knights of St John, from whom the Knights of St Lazarus would shortly be born, began construction of the Latin church dedicated to their patron saint in Beirut which, after the Saracen conquest, became the great mosque of Omar, but the Crusader style is still evident. The cathedral in Tyre was also built by the Crusaders and was used for the coronation of the Latin kings of Jerusalem when, after the Islamic reconquest of the Holy City, the capital was taken to nearby Acre.

Acre, recovered by the Christians after a long siege from 1189 to 1191, was the most important Crusader bulwark in the Holy Land, the last to return, in 1291, to the Muslims led by Sultan al Ashraf, and had the role of capital of the kingdom, which by then was only a strip of coastline and the corridor leading to the Holy Sepulchre.

The Crusaders had in Acre a true reception centre for pilgrims, a castle with an octagonal church. In Caesarea, within the city walls, there is a church with a basilica layout, now in ruins. This building also became a mosque.

If you get to Ramla, leaving the coast, the great mosque of Jami el Kebir is none other than the Christian cathedral dedicated to St John, the favourite saint of the overseas knights.

In Sebaste, now Sebastiya, a church dedicated to St John the Baptist was built in 1165 on the ruins of a pre-existing Byzantine place of worship, a three-nave basilica. The architecture is now marked by the still recognisable Gothic style despite its reuse as a mosque.

On the way to Jerusalem we also come across a monastery, Abu Gosh, which was built by the Crusaders on a pre-existing Roman cistern. The monastery church was assigned to the French state in the 19th century and run by the Benedictine order of Monte Oliveto.

There is an interesting history of Romanesque frescoes abandoned by the Muslims who reduced the place to a stable and which have been patiently restored, depicting various biblical episodes.

In Jerusalem, the Knights built many buildings, but obviously the most significant building is the Holy Sepulchre complex.

Jerusalem is also home to another Crusader jewel that is still a church: St Anne’s. Perfectly preserved, thanks in part to the fact that the church is still a church. Perfectly preserved, thanks also to the fact that it was donated to Napoleon III by the sultans for his help in the Crimean war, it is now run by the Fathers of Africa.

Another symbolic place is the Cenacle, a wide rectangular hall that the crusaders built in the 13th century on a previous place of worship from the Roman era.  Don’t forget the Chapel of the Ascension.

The Muslim reconquest led to the reuse of many structures even in the castles where, as the Crusaders were part of monastic orders of chivalry, great space was given to halls and chapels that recalled the proportions of the Temple of Jerusalem.

And what the Crusaders had learnt by building in the Middle East with Latin knowledge, they brought back to Europe, spreading a new construction science in the construction of Gothic cathedrals.

Almost all the churches that the Crusaders left behind in the Holy Land were converted into mosques after the Saracen reconquest, but they retain their original Latin and Christian structure.

Charitatívna pomoc pre sociálne zariadenie Benetrix n.o. .

Zariadenie BENETRIX n.o. , poskytuje sociálnu a ošetrovateľskú starostlivosť pre cca sto seniorov s priemerným vekom 85 rokov . Venuje sa edukačným činnostiam , pohybovým , tvorivým a iným aktivitám.
V roku 2021 postavili altánok aby obyvatelia  zariadenia BENETRIX n.o. mohli byť na zdravom vzduchu pod strechou  pri vyššie uvedených činnostiach    v hodnote 20 000 eur a stavebnú prípravu kaplnky v hodnote 5000 eur.
V rámci charitatívnej činnosti , ktorú túto aktivitu vykonali naši spolubratia Rudolf Kulman KLJ a Vladimír Śvehla OLJ v minulom roku.

Posolstvo Cirkevného Veľkopriora Rádu sv. Lazara Jeruzalemského na týždeň modlitieb za jednotu kresťanov .

MESSAGGIO DEL GRAN PRIORE ECCLESIASTICO DELL’ORDINE DI SAN LAZZARO DI GERUSALEMME PER LA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI

Carissimi Confratelli e Consorelle dell’Ordine Militare di San Lazzaro di Gerusalemme

in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno viene offerto a tutti noi cristiani, appartenenti a varie Chiese, come spunto di meditazione il versetto: “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo” (Matteo 2, 2).

La nascita di Cristo, si apre ad una dimensione cosmica e universale.

L’Incarnazione di Cristo e la Sua entrata nello spazio e nel tempo diventano l’occasione in cui angeli e uomini si uniscono in un’unica lode, gli abitanti di Betlemme si abbracciano con i Magi che provengono dal lontano oriente e tutti insieme offrono i loro i doni al Grande Visitatore.

Sin dall’inizio della Sua presenza sulla terra, Cristo apre le porte della fede a tutte le nazioni, invitandole ad adorare il Dio che si è fatto bambino per la nostra salvezza. Uomini di scienza, i Re Magi, obbediscono alla sua chiamata non contrapponendo la loro scienza alla loro fede. Sono molto lontani dalle nostre dispute che oppongono scienza e fede, creando due sfere dell’esperienza umana contrapposte o diversificate tra di loro, perché, forse, abbiamo dimenticato che l’una può diventare un valido aiuto e sostegno per l’altra e insieme collaborare per il bene comune.

La pandemia che ci ha afflitti ha invece mostrato che la fede e la scienza possono stare insieme e devono lavorare l’una accanto all’altra, offrendo sollievo ai mali spirituali e corporali che ci turbano. La stella conduce i Magi dall’oriente a Betlemme. Da un oriente così lontano e così vicino, allora come anche oggi. L’oriente descrive quella vasta area geografica che, agli occhi dell’uomo di oggi, da terra di fascino e sapienza è divenuta sinonimo di luoghi martoriati, ormai teatro di sofferenze, conflitti e guerre.

Oggi l’oriente diventa la culla dove nasce l’Ecumenismo del Martirio. È quella terra che produce martiri che illuminano con i loro bagliori di luce il cielo spirituale dell’intera Chiesa di Cristo. È quella terra che porta alla nostra attenzione l’esempio di una fede viva che riesce a superare le differenze che dividono Cristo, unico fondamento della nostra fede. In questa Settimana, tutti i credenti in Cristo siamo invitati a pregare per la così tanto desiderata, ma così lacerata nei secoli, unità visibile della Chiesa.

Chiudendosi nella loro solitudine esistenziale, gli uomini e le donne di oggi si chiedono: ma che valore può avere la nostra preghiera davanti alle tante divisioni che strappano l’unica tunica di Cristo? Per poter capire e accettare chi è Colui che ci visita e al Quale rivolgiamo la preghiera, ciascuno di noi deve preparare il suo cuore alla a conversione di tutto il nostro essere, aprendoci alla preghiera comune all’unico Signore e all’accoglienza dei fratelli e delle sorelle bisognosi di aiuto ed in modo particolare impegnandoci a prenderci cura dei lebbrosi, secondo la tradizione del nostro Ordine, in occasione della 69° Giornata per i malati di lebbra che si celebra il prossimo 30 gennaio.

Monreale, 16 gennaio 2022   

+ Michele Pennisi

Arcivescovo di Monreale

Gran Priore Ecclesiastico dell’Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme


MESSAGE FROM THE ECCLESIASTICAL GRAND PRIOR OF THE ORDER OF SAINT LAZARUS OF JERUSALEM FOR THE WEEK OF PRAYER FOR CHRISTIAN UNITY

Dear Brothers and Sisters of the Military Order of St Lazarus of Jerusalem

On the occasion of this year’s Week of Prayer for Christian Unity, all of us Christians belonging to various Churches are offered the following verse as a starting point for meditation: „In the east we saw his star appear, and we came here to honour him“ (Matthew 2, 2).

The birth of Christ opens up to a cosmic and universal dimension.

The Incarnation of Christ and His entry into space and time become the occasion when angels and men unite in one praise, the inhabitants of Bethlehem embrace the Magi from the far east and all together offer their gifts to the Great Visitor.

From the very beginning of His presence on earth, Christ opened the doors of faith to all nations, inviting them to adore the God who became a child for our salvation. Men of science, the Wise Men, obey his call by not opposing their science to their faith. They are far removed from our disputes that pit science and faith against each other, creating two opposing or different spheres of human experience, because, perhaps, we have forgotten that one can become a valuable aid and support for the other and together work together for the common good.

Instead, the pandemic that has afflicted us has shown that faith and science can and must work together, offering relief to the spiritual and bodily ills that trouble us. The star leads the Magi from the east to Bethlehem. From an East so far and so near, then as now. The East describes that vast geographical area which, in the eyes of today’s man, from a land of charm and wisdom has become synonymous with tortured places, now the scene of suffering, conflicts and wars.

Today, the East becomes the cradle where the Ecumenism of Martyrdom is born. It is that land that produces martyrs who illuminate the spiritual sky of the entire Church of Christ with their glow of light. It is that land that brings to our attention the example of a living faith that succeeds in overcoming the differences that divide Christ, the only foundation of our faith. In this Week, all believers in Christ are invited to pray for the much desired, but so torn apart over the centuries, visible unity of the Church.

Enclosed in their existential solitude, men and women today ask themselves: what value can our prayer have in the face of so many divisions that tear the one tunic of Christ? In order to understand and accept who is the One who visits us and to whom we address our prayer, each one of us must prepare his or her heart for the conversion of our whole being, opening ourselves to common prayer to the one Lord and to the acceptance of brothers and sisters in need of help, and in a special way committing ourselves to care for lepers, according to the tradition of our Order, on the occasion of the 69th Day for Leprosy sufferers, which will be celebrated on 30 January.

Monreale, 16 January 2022   

+ Michele Pennisi

Archbishop of Monreale

Ecclesiastical Grand Prior of the Order of St Lazarus of Jerusalem

90 ROKOV MODERNEJ PRÍTOMNOSTI LAZZARITOV V HOLANDSKU

I NOVANTA ANNI DELLA MODERNA PRESENZA LAZZARITA NEI PAESI BASSI

(Maurits Willem Raedinck van Vollenhoven, GCLJ-J, Gran Priore dei Paesi Bassi dell’Ordine di San Lazzaro)

Nel 1932 il diplomatico olandese a Madrid, Maurits Willem Raedinck van Vollenhoven, Signore di Kleverskerke, veniva nominato Gran Priore dei Paesi Bassi. Era sposato con la principessa Marie Christine de Borbón, parente dell’allora Luogotenente Generale e, poi, 44° Gran Maestro Don Francisco de Paula de Borbón y La Torre, IV Duca di Siviglia e Grande di Spagna, il quale nel 1935 gli conferì la Gran Croce dell’Ordine.

Il 29 aprile del 1938 veniva creata la fondazione „ATAVIS ET ARMIS“ all’Aia: mirava a „promuovere la salvezza della comunità nazionale olandese; rafforzare la coscienza nazionale promuovendo la conservazione della tradizione familiare; proteggere i valori spirituali e concedere sostegno in generale e concedere sostegno alla lotta contro le malattie della lebbra in particolare.

Nel 1964 i membri olandesi dell’Ordine di San Lazzaro, con sede a Parigi, fondarono il loro ramo olandese. Il Gran Priore van Vollenhoven ne fu uno dei promotori. L’anno successivo, durante una solenne cerimonia al castello di Moersbergen, vicino a Doorn, il Gran Priorato dei Paesi Bassi fu „reinstallato“ da quello che all’epoca ricopriva la carica di Grande Amministratore, il Duca di Brissac, il quale nel 1973, a seguito dello scisma tra il ramo spagnolo e quello francese, sarebbe diventato Gran Maestro dell’Obbedienza di Parigi. Questo Gran Priorato esiste ancora e, nel 2004, si è schierato con l’Obbedienza di Orleans, rifiutando l’unificazione delle due Obbedienze storiche (Malta e Parigi) conclusasi nel 2008 con l’elezione del 49° Gran Maestro Don Carlos Gereda de Borbon.

Nel frattempo, nel 1990, l’Obbedienza di Malta (spagnola) aveva istituito la Commenda dei Paesi Bassi, la cui inaugurazione ebbe luogo presso il castello di Rhoon. Essa rappresentò nei Paesi Bassi le due vecchie Obbedienze (Parigi e Malta) dopo il primo tentativo di unificazione del 1986. Le attività di carità furono affidate alla Fondazione Atavis et Armis che mirava a „curare l’organizzazione e l’amministrazione nei Paesi Bassi dell’Ordine Militare e Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme, così come la difesa della fede cristiana e la realizzazione della carità cristiana“ e che nel 1991 cambiò il proprio nome in “Fondazione dell’Obbedienza di malta”. L’Ordine, invece, rimase attivo nei Paesi Bassi con il nome di Ordine Militare ed Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme.

Tra il 1998 ed il 1999 furono create le due Commende Sint Willibrord e Sint Servaas, mentre la terza Commenda Holland en Zeeland è stata fondata nel 2021.

Dal 2018 quella che era la vecchia Commenda dei Paesi Bassi è diventata un Gran Baliato affidato al governo di una Dama dell’Ordine, Herma Johanna Wijers, nominata dal Gran Maestro Francisco de Borbón, Conte von Hardenberg, come Gran Balì del Gran Baliato dei Paesi Bassi.


THE NINETY YEARS OF THE MODERN LAZARITE PRESENCE IN THE NETHERLANDS

(Herma Johanna Wijers, Grand Bailiff of the Grand Bailiwick of Holland)

In 1932 the Dutch diplomat in Madrid, Maurits Willem Raedinck van Vollenhoven, Lord of Kleverskerke, was appointed Grand Prior of the Netherlands. He was married to Princess Marie Christine de Borbón, a relative of the then Lieutenant General and later 44th Grand Master Don Francisco de Paula de Borbón y La Torre, 4th Duke of Seville and Grand Master of Spain, who conferred the Grand Cross of the Order on him in 1935.

On 29 April 1938, the foundation ‚ATAVIS ET ARMIS‘ was created in The Hague: it aimed to ‚promote the salvation of the Dutch national community; strengthen national consciousness by promoting the preservation of family tradition; protect spiritual values in general and grant support for the fight against leprosy diseases in particular.

In 1964 the Dutch members of the Order of St. Lazarus, based in Paris, founded their Dutch branch. Grand Prior van Vollenhoven was one of the initiators. The following year, during a solemn ceremony at Moersbergen Castle, near Doorn, the Grand Priory of the Netherlands was „reinstalled“ by the then Grand Administrator, the Duke of Brissac, who in 1973, following the schism between the Spanish and French branches, would become Grand Master of the Obedience of Paris. This Grand Priory still exists and, in 2004, sided with the Orleans Obedience, refusing the unification of the two historic Obediences (Malta and Paris) which ended in 2008 with the election of the 49th Grand Master Don Carlos Gereda de Borbon.

In the meantime, in 1990, the Obedience of Malta (Spanish) had established the Commandery of the Netherlands, whose inauguration took place at Rhoon Castle. It represented the two old Obediences (Paris and Malta) in the Netherlands after the first attempt at unification in 1986. Charitable activities were entrusted to the Atavis et Armis Foundation, which aimed to „take care of the organisation and administration in the Netherlands of the Military and Hospitaller Order of St. Lazarus of Jerusalem, as well as the defence of the Christian faith and the realisation of Christian charity“ and which in 1991 changed its name to „Foundation of the Obedience of Malta“. The Order, however, remained active in the Netherlands under the name of the Military and Hospitaller Order of St. Lazarus of Jerusalem.

Between 1998 and 1999 the two Commendas Sint Willibrord and Sint Servaas were created, while the third Commenda Holland en Zeeland was founded in 2021.

Since 2018, the former Commandery of Holland has become a Grand Bailiwick under the government of a Dame of the Order, Herma Johanna Wijers, appointed by Grand Master Francisco de Borbón, Count von Hardenberg, as Grand Bailiff of the Grand Bailiwick of Holland.

Pozdrav a požehnanie od pápeža Tawdrosa II.

MESSAGGIO DI AUGURI DI S.S. PAPA TAWADROS II

In Sicilia, a Catania, da tempo esiste una comunità copta ortodossa che ha sede presso la Chiesa di San Giorgio, in Piazza Carlo Alberto, facente parte del neocostituito Consiglio Ecumenico delle Chiese di Catania.

La Chiesa Copta, di antichissima tradizione, nella sua componente ortodossa fa capo a Sua Santità Papa Tawadros II ed è retta a livello locale da Padre Pola el Akhmimi.

E’ con vero piacere e spirito di fratellanza, pertanto, che pubblichiamo il messaggio augurale inviato da Papa Tawadros II.

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Unico Dio. Amen

Tanti auguri di Buon Anno nuovo 2022 e Tanti auguri di Buon Natale.

Invio i miei auguri a tutte le Chiese Copte al di fuori dell’Egitto, in America, a Gerusalemme, in Africa e nei Paesi del Golfo, in Australia e in tutto il mondo.

Auguri a tutti i padri metropoliti ed ai vescovi, ai sacerdoti ed ai diaconi, ai monaci ed alle suore che prestano servizio al di fuori dei loro conventi, a tutte le famiglie copte, ai giovani ed ai bambini e a tutto il popolo copto.

Tanti auguri di Buon Anno nuovo a tutti voi.

La nascita di Gesù Cristo rappresenta una gioia immensa ogni anno e ci permette di osservare i messaggi che riceviamo a partire dalla stalla a Betlemme. E’ tutto un viaggio per compiere il salvataggio dell’animo dell’uomo dal peccato che ebbe origine con Adamo ed Eva: fu a causa di questo peccato che tutto il mondo ha aspettato chi lo salvava.

La nascita di Gesù Cristo ci dona tanti messaggi necessari alla nostra vita.

Il primo messaggio: la nascita è un nuovo inizio. Ricco di gioia e speranza.

Anche se l’anno scorso abbiamo commesso errori e peccati, cominciamo il nuovo anno con nuovi propositi.

Il secondo messaggio: è una nascita che ci dona la luce per la vita.

Il terzo messaggio: è un invito soprattutto ad essere più responsabili in tutte le nostre azioni quotidiane, sapendo bene che la nostra vita ha un senso importante per Dio.

Vi auguro una vita serena ed in salute e che Dio vi benedica in tutti i vostri giorni, anche se in questo momento stiamo affrontando alcune difficoltà a causa della pandemia, ma noi abbiamo grande fiducia e fede, così come disse Davide nel Salmo 27: il Signore è mia luce e mia salvezza, di che avrò paura?

Tanti auguri di Buon Natale a tutti voi, a Dio la gloria e la potenza ora e per sempre, Amen”.


MESSAGE OF GREETINGS FROM S.S. POPE TAWADROS II

In Catania, Sicily, there has long been a Coptic Orthodox community based at the Church of St George, in Piazza Carlo Alberto, which is part of the newly established Ecumenical Council of Churches in Catania.

The Coptic Church, of ancient tradition, in its orthodox component is under the authority of His Holiness Pope Tawadros II and is governed locally by Father Pola el Akhmimi.

It is with true pleasure and a spirit of brotherhood, therefore, that we publish the message of good wishes sent by Pope Tawadros II.

„In the name of the Father, the Son and the Holy Spirit, One God. Amen

Best wishes for a Happy New Year 2022 and a Merry Christmas.

I send my best wishes to all Coptic Churches outside Egypt, in America, in Jerusalem, in Africa and the Gulf countries, in Australia and all over the world.

Best wishes to all Metropolitan Fathers and Bishops, priests and deacons, monks and nuns serving outside their monasteries, all Coptic families, young people and children and all the Coptic people.

Best wishes for a Happy New Year to all of you.

The birth of Jesus Christ is an immense joy every year and allows us to observe the messages we receive from the stable in Bethlehem. It is all a journey to save man’s soul from the sin that originated with Adam and Eve: it was because of this sin that the whole world waited for the one who would save it.

The birth of Jesus Christ gives us many necessary messages for our lives.

The first message: the birth is a new beginning. Full of joy and hope.

Even if we made mistakes and sins last year, let us start the new year with new intentions.

The second message: it is a birth that gives us light for life.

The third message: it is an invitation above all to be more responsible in all our daily actions, knowing well that our life has an important meaning for God.

I wish you a peaceful and healthy life and may God bless you in all your days, even if at this moment we are facing some difficulties because of the pandemic, but we have great trust and faith, as David said in Psalm 27: the Lord is my light and my salvation, of what shall I fear?

Merry Christmas to you all, to God the glory and the power now and forever, Amen“.

EKUMENICKÉ PASTORÁLNE SMERNICE PRE KATOLÍCKE CIRKVI VO SVÄTEJ ZEMI

LINEE GUIDA PASTORALI ECUMENICHE PER LE CHIESE CATTOLICHE IN TERRASANTA

(Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terrasanta)

Sono entrate in vigore lo scorso 28 novembre, e sono una serie di buone pratiche, norme, osservazioni che aiuteranno le Chiese latine di Terrasanta nel loro percorso ecumenico. Le Linee Guida Pastorali Ecumeniche per le Chiese Cattoliche in Terrasanta entrano, così, a pieno diritto tra quei testi necessari per comprendere il dialogo ecumenico, da leggere sempre alla luce del Direttorio per l’Applicazione dei Principi e delle Norme dell’Ecumenismo pubblicato dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani nel 1993.

Un documento quanto più necessario in Terrasana, definito nel documento un “microcosmo”, lì dove tutte le confessioni si sono incontrate intorno al sepolcro di Gesù, e dove tra l’altro si sono sperimentate anche forti divisioni.

Ma le linee guida sono in realtà piene di ottimismo. Notano che, al di là di ogni polemica, il restauro della chiesa del Santo Sepolcro, e poi quello della Basilica della Natività di Gerusalemme hanno creato ponti ecumenici, collaborazioni preziose. Mettono in luce che gli stessi fedeli agiscono al di là dei confini posti dalle rispettive confessioni, con un senso cristiano ecumenico già vissuto in pratica.

Lo scopo del documento è „illuminare, motivare e guidare le relazioni ecumeniche della Chiesa cattolica“ in questi paesi, ed anche questo superamento dei confini va governato, perché sfocia anche nell’ambito liturgico e sacramentale.

L’intenzione delle linee guida è dunque di dare “discernimento e chiarimento”, delineando anche le Chiese e comunità ecclesiali con le quali esiste “una comunione reale, anche se imperfetta”.

È comunque “importante che tutti i vescovi e sacerdoti, così come tutti i religiosi e i laici impegnati in attività pastorali, abbiano una buona conoscenza dei principi teologici ed ecclesiali che sono alla base di queste linee guida pastorali”.

Si chiarisce anche “in ogni caso, la concelebrazione eucaristica, che è la espressione sacramentale visibile della piena comunione nella fede, culto e vita comunitaria, non è permessa con ministri della Chiesa o comunità ecclesiali che non sono in piena comunione con la Chiesa Cattolica”.


ECUMENICAL PASTORAL GUIDELINES FOR CATHOLIC CHURCHES IN THE HOLY LAND

(Assembly of Catholic Ordinaries of the Holy Land)

They came into force on 28 November last, and are a series of good practices, norms and observations that will help the Latin Churches of the Holy Land in their ecumenical journey. The Ecumenical Pastoral Guidelines for the Catholic Churches in the Holy Land are thus rightfully among those texts necessary for understanding ecumenical dialogue, to be read in the light of the Directory for the Application of Principles and Norms of Ecumenism published by the Pontifical Council for Promoting Christian Unity in 1993.

A document that is all the more necessary in Holy Land, defined in the document as a „microcosm“, where all the confessions met around the tomb of Jesus, and where, among other things, strong divisions were also experienced.

But the guidelines are actually full of optimism. They note that, beyond any controversy, the restoration of the Church of the Holy Sepulchre, and then that of the Basilica of the Nativity in Jerusalem, have created ecumenical bridges, valuable collaborations. They highlight the fact that the faithful themselves are acting beyond the boundaries set by their respective confessions, with a Christian ecumenical sense already lived in practice.

The aim of the document is „to enlighten, motivate and guide the ecumenical relations of the Catholic Church“ in these countries, and this overcoming of boundaries must also be governed, because it also flows into the liturgical and sacramental spheres.

The intention of the guidelines is therefore to provide „discernment and clarification“, also outlining the Churches and ecclesial communities with which there is „real, albeit imperfect, communion“.

It is in any case „important that all bishops and priests, as well as all religious and lay people involved in pastoral activities, have a good knowledge of the theological and ecclesial principles that underlie these pastoral guidelines“.

It is also clarified that „in any case, Eucharistic concelebration, which is the visible sacramental expression of full communion in faith, worship and community life, is not permitted with ministers of the Church or ecclesial communities who are not in full communion with the Catholic Church“.

Posolstvo Veľkého Sicílskeho Bailiwa pre začiatok roka 2022 J.E. Pino Zigale GCLJ -J.

MESSAGGIO DI CAPODANNO 2022 DEL GRAN BALÌ DI SICILIA DELL’ORDINE MILITARE E OSPEDALIERO DI SAN LAZZARO DI GERUSALEMME

(Cristo Pantocratore, Abside del Duomo di Monreale)

Carissimi Confratelli e Consorelle,

si chiude un altro anno vissuto nell’alternarsi di speranza e sconforto caratterizzato dal protrarsi dell’emergenza pandemica COVID 19 che credevamo di esserci lasciati alle spalle e che, negli ultimi giorni, sembra essersi riacutizzata con una violenza inaspettata.

La natura sembra volerci ricordare ancora una volta ciò che è scritto nel libro del Levitico: «Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini» (Lv, 25, 23). Certo, questo non significa che l’uomo sia succube della terra e della vita; egli, per l’appunto, è chiamato ad intervenire su di esse, è chiamato a prendere l’iniziativa e a «coltivare», ma in un certo senso deve compiere un simile gesto – ecco in che cosa consiste la cifra stessa dell’umano – da forestiero e da inquilino, cioè sapendo anche «custodire».

Papa Francesco richiama la nostra attenzione sul fatto che «Noi non siamo Dio. La terra ci precede e ci è stata data» (Laudato si’, 67); insomma, ammesso e non concesso che ci sia un padrone, ammesso e non concesso che la logica del potere e del possesso sia sufficiente per leggere e interpretare il mistero dell’esistenza e della vita, questo padrone non può che essere Dio: l’uomo è un amministratore che riceve e che deve riconsegnare, tra l’altro e ancora una volta – è un tratto fondamentale del logos biblico – non tanto e non solo a Dio (in fondo Egli non ha bisogno di nulla: Dio, creando, ha donato la vita, non l’ha semplicemente prestata) quanto piuttosto agli altri uomini e soprattutto agli ultimi tra gli uomini.

Ma l’uomo, come sovente nella sua storia, è portato a rimuovere tutto ciò che gli ricorda la sua piccolezza e, quando la ragione si addormenta, si inebria del suo io e persegue disegni di effimera gloria, ergendosi a signore della vita e della morte, fino a quando quest’ultima non gli ricorda che anche è polvere ed è destinato a tornare nella polvere.

L’augurio che rivolgo a me stesso ed a Voi tutti è, pertanto, che l’esperienza che stiamo vivendo ci sia di sprone nel prendere coscienza della nostra pochezza e del comune destino che ci unisce come figli di un solo Padre e, per chi come noi è stato chiamato a seguire il Vangelo sotto la bandiera e con il carisma dell’Ordine di San Lazzaro, di sapere riconoscere negli ultimi i propri fratelli maggiori, operando ogni giorno per l’unità visibile della Chiesa di Cristo: Ut Unum sint!

 

Buon 2022!

 

Pino Zingale, GCLJ-J

Gran Balì di Sicilia dell’Ordine Militare e Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme

Priore del Venerando Capitolo dei Cavalieri di San Lazzaro in Monreale


NEW YEAR’S EVE 2022 MESSAGE OF THE GRAND BAILIFF OF SICILY OF THE MILITARY AND HOSPITALLER ORDER OF SAINT LAZARUS OF JERUSALEM

(The Virgin with Jesus and Saint Lazarus, 14th-15th century fresco, Church of San Lazzaro, Fidenza)

Dear Brothers and Sisters,

another year is drawing to a close, one that has been characterised by alternating hope and discouragement due to the continuation of the COVID 19 pandemic emergency, which we thought we had left behind and which, in recent days, seems to have flared up again with unexpected violence.

Nature seems to want to remind us once again of what is written in the book of Leviticus: „The land cannot be sold forever, for the land is mine, and you are with me as strangers and tenants“ (Lev 25:23). Of course, this does not mean that man is a slave to the land and to life; he is called to intervene in them, he is called to take the initiative and to „cultivate“, but in a certain sense he must carry out such a gesture – this is where the very essence of the human consists – as a stranger and as a tenant, that is, knowing how to „guard“ as well.

Pope Francis draws our attention to the fact that „We are not God. The earth precedes us and has been given to us“ (Laudato si‘, 67); in short, granted and not granted that there is a master, granted and not granted that the logic of power and possession is sufficient to read and interpret the mystery of existence and life, this master can only be God: man is a steward who receives and has to give back, among other things and once again – it is a fundamental feature of the biblical logos – not so much and not only to God (after all He does not need anything: God, by creating, gave life, not simply lent it) but rather to other men and especially to the least among men.

But man, as so often in his history, is inclined to remove everything that reminds him of his littleness and, when reason falls asleep, he becomes inebriated with his ego and pursues designs of ephemeral glory, setting himself up as lord of life and death, until the latter reminds him that he too is dust and is destined to return to dust.

My wish for myself and for all of you, therefore, is that the experience we are going through may encourage us to become aware of our own smallness and of the common destiny that unites us as children of one Father, and for those of us who have been called to follow the Gospel under the banner and with the charism of the Order of Saint Lazarus, to know how to recognise our elder brothers and sisters in the least, working every day for the visible unity of the Church of Christ: Ut Unum sint!

 

Happy 2022!

 

Pino Zingale, GCLJ-J

Grand Bailiff of Sicily of the Military and Hospitaller Order of St. Lazarus of Jerusalem

Prior of the Venerable Chapter of the Knights of St. Lazarus in Monreale

Vianočný dar pre Dom na pol ceste „Dobrý pastier v Kláštore pod Znievom“ .

V roku 2007 otec Vladimír Maslák prichýlil desiatich mužov bez domova vo svojej farnosti. Od toho času sa rozsah poskytovanej  pomoci stále rástol a v súčasnosti útulok Dobrý pastier v Kláštore pod Znievom poskytuje domov pre 800 ľudí.  Vojenský a špitálsky rád sv. Lazara Jeruzalemského Veľkopriorát Slovensko  poskytol ako Vianočný dar pre tento útulok 1000 litrov dezinfekčného prípravku Medisan Eko, 3000 ochranných respirátorov , 200 000 ks hostií ,  omšové víno , oblečenie a iné hygienické potreby v objeme 23000 eur.   Vianočný dar odovzdali  Rudolf Králik CLJ, Andrej Kylián CLJ.  Miroslav Králik OLJ.

Tento svet opustil J.E. Desmond Tutu.

ARCHBISKUP DESMOND TUTU
V tento deň svojho pohrebu v Kapskom meste sa Veľký bailiwick rádu svätého Lazára v Južnej Afrike pripája k celosvetovému smútku za arcibiskupom Emeritom Desmondom Tutu.
Jeho smrť bola hlbokou stratou pre svet, jeho krajinu, anglikánsku cirkev južnej Afriky a Rád sv. Lazára.
Rád je hrdý na svoje spojenie s arcibiskupom Tutuom, ktorý bol investovaný s kaplánom Ecclesiastického veľkríža v roku 2008.
Arcibiskup bol nepochybne jedným z najväčších synov juhoafrickej pôdy. Počas celej svojej dlhej a výnimočne distingvovanej kariéry neúnavne pracoval na ukončení zla Apartheidu a nerovnosti v Južnej Afrike a na snahe o národné zmierenie a čestné účtovanie za zlo minulosti. Ale viac než toto, bol exportný majster ľudských práv na celom svete a nebojácny odporca všetkých foriem útlaku.
Slávne vyhlásil: „Ak ste neutrálny v neprávosti, zvolili ste si stranu utláčateľa. „
Obaja sme bohatší za to, že sme žili po boku tohto veľkého Juhoafričana a chudobnejší o jeho stratu.
Na obrázku môže byť 1 osoba a stojaca osoba

Pomoc pre dieťa postihnuté distrofiou.

Päť ročná Veronika z Kokošoviec, okres  Prešov, sa  narodila  so svalovou distrofiou. Dievčatko pre toto ochorenie sa vôbec  nemôže pohybovať  a je plne odkázaná na elektrický vozík. Medzi domom rodičov a starých rodičov je vybudovaný chodník, ale v zimnom období je pre prudký svah klzký a preto nebezpečný aj pre zdravých. Bolo potrebná pomoc v podobe  bezpečnej a protišmykovej plochy   prejazdnej   pre elektrický vozík. Kompozitné rošty s protišmykovým povrchom  problém bezpečnej prepravy na tomto svahu  vyriešili.

Rošty sú  darom nášho člena – brata Michala,  v mene Vojenského a špitalského rytierskeho  rádu sv. Lazara Jeruzalemského.

 

Vianočné posolstvo duchovného od ochrancu patriarchu Rádu sv. Lazara z Jeruzalema.

MESSAGGIO DI NATALE 2021 DEL PATRIARCA PROTETTORE SPIRITUALE DELL’ORDINE DI SAN LAZZARO DI GERUSALEMME

Carissime Dame e Cavalieri dell’Ordine di San Lazzaro!

In questo Santo Natale riflettiamo sul compiacimento di Dio di cui parla S. Paolo, dove afferma che: „Se infatti, mentre eravamo nemici di Dio, siamo stati riconciliati con lui mediante la morte del Figlio suo, quanto più, essendo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita“ (Rm 5,10).

Il compiacimento di Dio si esprime attraverso l’incarnazione della Sua Parola per noi, per farci figli e per portare gioia e speranza nei nostri cuori, dove molti di noi, in luoghi diversi, sperimentano difficoltà e dolore.

Il compiacimento di Dio, ci spinge a rallegrarci gli uni verso gli altri, in particolare con quelli più lontani da noi, specialmente quelli che ci hanno fatto un torto, quelli che sono contro di noi, quelli che ci ostacolano.

Questo compiacimento è una opportunità ed occasione per la speranza, per la gioia e per ascoltare l’annuncio celeste: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama“ (Lc 2.14).

 

+ Youssef

Patriarca di Antiochia e di Tutto l’Oriente

della Chiesa Cattolica Greco-Melchita


CHRISTMAS MESSAGE 2021 OF THE PATRIARCH SPIRITUAL PROTECTOR OF THE ORDER OF SAINT LAZARUS OF JERUSALEM

Dear Ladies and Knights of the Order of St. Lazarus!

At Christmas this year, we reflect upon God’s compassion of which speaks St. Paul and says: “For if, while we were God’s enemies, we were reconciled to him through the death of his Son, how much more, having been reconciled, shall we be saved through his life” (Rom. 5: 10).

God’s compassion is expressed through the incarnation of his Word for our sake, to make us sons, and to bring about joy and hope to our hearts where many of us in many different places experience hardship and sorrow.

Let us this year show more compassion towards each other because in this compassion we share in God’s joy and we can sing with the angels: “Glory to God in the highest heaven, and on earth peace for those he favours” (Luke 2: 14).

+ Youssef

Patriarch of Antioch and All the East

of the Melkite Greek Catholic Church

Vianočný pozdrav zaslal Grand Comander Edward While , GCLJ, GLRLJ

Drahí bratia, sestry a priatelia.
Dovoľte mi prosím, aby som Vám i Vaším blízkym a rodinám čo najúprimnejšie poďakoval za vykonanú prácu a poslanie v Ráde svätého Lazára.
Želám Vám príjemné a pokojné prežitie Vianočných sviatkov – narodeninovou oslavou Nášho Pána Ježiša Krista v kruhu svojich najbližších a v Novom roku 2022 predovšetkým pevné zdravie, čo si myslím, že je v tejto neľahkej dobe najdôležitejšie.
V dokonalej úcte
Stanislav Holák
veľkoprior
P.S.: V prílohe Vám posielam Vianočný príhovor nášho veľkokomandéra Edwarda White s prekladom a príhovor cirkevného veľkopriora arcibiskupa J.E. Michele Pennisi.

Vianočné posolstvo 2021 Cirkevného Veľkopriora Rádu Svätého Lazara z Jeruzalema.

MESSAGGIO DI NATALE 2021 DEL GRAN PRIORE ECCLESIASTICO DELL’ORDINE DI SAN LAZZARO DI GERUSALEMME

(Antonello Gagini, Natività, 1526, Duomo di Pollina – Palermo)

Eccellenze, confratelli e consorelle dell’Ordine Militare e Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme,

Il Natale di Gesù che ci apprestiamo a celebrare è la festa che ci dà la certezza di essere amati gratuitamente e per sempre.

Il mistero del Natale del Figlio di Dio, diventato “Figlio dell’uomo”, è il fondamento di un popolo di figli nel Figlio unigenito di Dio e, di conseguenza, un popolo di fratelli e sorelle, che camminano insieme sulla stessa strada verso la stessa meta.

Il Natale non è una festa statica di tranquillità, che possiamo vivere isolati davanti al camino di casa o davanti ad uno schermo che ci fa sperimentare relazioni virtuali, ma una festa che ci mette tutti in movimento e in discussione.

La nascita di Gesù avviene nella modalità più movimentata. Maria e Giuseppe si sono messi in cammino dalla loro casa di Nazaret verso Betlemme, dove si sono dovuti rifugiare in una stalla” perché per loro non c’era posto nell’alloggio” (Lc.2,7).

Con l’angelo che si presenta ai pastori c’è tutta una moltitudine delle schiere celesti che scendono dal cielo sulla terra per lodare Dio e annunciare a tutti che la gloria di Dio nei cieli si coniuga con la pace in terra per gli uomini amati dal Signore.

I pastori, i primi a ricevere l’annuncio della nascita del Salvatore e recarsi senza indugio verso Betlemme, provano una grande gioia quando trovano il Bambino adagiato in una mangiatoia.

I Magi si mettono insieme in cammino da Oriente a Gerusalemme per cercare il re dei Giudei che è nato. Si convertono dai loro studi, lasciano le loro terre e partono dietro a una stella e dopo varie traversie provano una grandissima gioia nel trovare in una casa semplice dell’umile cittadina di Betlemme il Re Bambino a cui offrono i loro preziosi doni: l’oro simbolo della regalità che si pone al servizio degli altri, l’incenso simbolo della divinità che manifesta la sua tenera paternità, la mirra simbolo della umanità sofferente. I Magi rappresentano quanti, da ogni parte della terra, si muovono alla ricerca di Colui che viene a dare senso alla vita e alla storia.

Alla grotta di Betlemme non si va da soli, ma insieme come i pastori, come i magi, come la moltitudine degli angeli. Noi cristiani non siamo camminatori solitari, ma membri del popolo di Dio, compagni di viaggio che camminano insieme agli altri nella gioia dell’incontro fraterno e nella condivisione della propria esperienza di fede.

Anche noi siamo chiamati in questo Natale ad abbandonare le nostre abitudini stanche e le nostre false sicurezze, a metterci in cammino tra di noi e con tutti oltre i confini delle nostre chiese e delle nostre case per raggiungere le donne e gli uomini, che, anche se provati, affaticati, smarriti per la pandemia e per drammi dell’esistenza, coltivano nel proprio cuore la passione per la ricerca della verità, la sete della giustizia, il desiderio di una felicità non effimera.

Noi cristiani, definiti fin dall’inizio “quelli della via” (cfr. At 9, 2), siamo chiamati ad incarnare il metodo di Dio, che cammina nella storia e condivide le vicende tristi e liete dell’umanità, seguendo Gesù Cristo, che è Via, Verità e Vita.

Il Natale sia per tutti noi un tempo di contemplazione nel silenzio adorante del mistero dell’Incarnazione, di incontro con Dio e con i fratelli e sorelle, di ascolto della Parola di Dio e delle parole degli uomini, di discernimento dei segni dei tempi, con l’attenzione concreta agli altri, ai più piccoli, agli ultimi, a coloro che non riescono a camminare come noi e con noi.

Tutti i membri dell’Ordine Ospedaliero di San Lazzaro siamo chiamati ad accogliere e servire Gesù Cristo nei malati, nei lebbrosi, nei piccoli, nei poveri, nei profughi, negli ultimi.

Regaliamo a Gesù nel suo compleanno la nostra testimonianza di vita gioiosa facendoci annunciatori e testimoni della buona notizia dell’amore misericordioso di Dio per tutti.

L’augurio che rivolgo a tutti è quello che ognuno accolga con una grande fede Gesù Cristo, il vero festeggiato, che rischiamo di dimenticare, abbagliati dalle luci artificiali e storditi dai rumori delle nostre città.

Monreale 19 dicembre 2021

Michele Pennisi, GCLJ

Arcivescovo di Monreale e Abate di Santa Maria del Bosco

Gran Priore Ecclesiastico dell’Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme


CHRISTMAS MESSAGE 2021 OF THE GRAND ECCLESIASTICAL PRIOR OF THE ORDER OF SAINT LAZARUS OF JERUSALEM

(Andrea della Robbia, Natività, 1487, Chiesa di Santa Maria, Militello in Val di Catania – Catania)

Your Excellencies, Brothers and Sisters of the Military and Hospitaller Order of St Lazarus of Jerusalem,

The Christmas of Jesus that we are about to celebrate is the feast that gives us the certainty of being loved gratuitously and forever.

The mystery of the Christmas of the Son of God, who became the „Son of Man“, is the foundation of a people of sons in the only Son of God and, consequently, a people of brothers and sisters, walking together on the same road towards the same goal.

Christmas is not a static feast of tranquillity, which we can live isolated in front of the fireplace at home or in front of a screen that lets us experience virtual relationships, but a feast that puts us all in motion and in discussion.

The birth of Jesus takes place in the most animated way. Mary and Joseph set out from their home in Nazareth towards Bethlehem, where they had to take refuge in a stable „because there was no room for them in the dwelling“ (Lk.2,7).

With the angel presenting himself to the shepherds there is a whole multitude of the heavenly hosts descending from heaven to earth to praise God and announce to all that the glory of God in heaven is combined with peace on earth for those loved by the Lord.

The shepherds, the first to receive the announcement of the Saviour’s birth and to go without delay to Bethlehem, feel great joy when they find the Child lying in a manger.

The Magi set out together from the East to Jerusalem to look for the King of the Jews who was born. They converted from their studies, left their lands and set off following a star. After various vicissitudes, they experienced great joy when they found the Child King in a simple house in the humble town of Bethlehem, to whom they offered their precious gifts: gold, the symbol of royalty at the service of others, incense, the symbol of divinity manifesting its tender paternity, and myrrh, the symbol of suffering humanity. The Magi represent all those who, from all parts of the world, are searching for the One who comes to give meaning to life and history.

We do not go to the grotto of Bethlehem alone, but together, like the shepherds, like the Magi, like the multitude of angels. We Christians are not solitary walkers, but members of God’s people, fellow travellers who walk together with others in the joy of fraternal encounter and in sharing our own experience of faith.

This Christmas we too are called to abandon our tired habits and our false security, to set out among ourselves and with everyone beyond the confines of our churches and our homes to reach out to the women and men who, even if tried, fatigued, lost because of the pandemic and the dramas of existence, cultivate in their hearts a passion for the search for truth, a thirst for justice, a desire for a non-permanent happiness.

We Christians, defined from the beginning as „those of the way“ (cf. Acts 9:2), are called to incarnate the method of God, who walks in history and shares the sad and happy events of humanity, following Jesus Christ, who is the Way, the Truth and the Life.

May Christmas be for all of us a time of contemplation in the adoring silence of the mystery of the Incarnation, of encounter with God and with our brothers and sisters, of listening to the Word of God and the words of men, of discerning the signs of the times, with concrete attention to others, to the least, to those who cannot walk like us and with us.

All the members of the Hospitaller Order of St Lazarus are called to welcome and serve Jesus Christ in the sick, the lepers, the little ones, the poor, the refugees, the last ones.

Let us give to Jesus on his birthday our witness of joyful life by being heralds and witnesses of the good news of God’s merciful love for all.

My wish for everyone is that each of us may welcome with great faith Jesus Christ, the true birthday boy, whom we risk forgetting, dazzled by artificial lights and stunned by the noise of our cities.

Monreale 19 December 2021

Michele Pennisi

Archbishop of Monreale and Abbot of Santa Maria del Bosco

Ecclesiastical Grand Prior of the Order of St Lazarus of Jerusalem

Najctihodnejší otec Prof. Ivan Ivanov bol povýšený na Veľkňaza.

IL MOLTO REVERENDO IVAN IVANOV, CHLJ, RESPONSABILE PER L’ECUMENISMO DEL GRAN BALIATO DI SICILIA ELEVATO AD ARCIPRETE DAL METROPOLITA PER L’EUROPA DELLA CHIESA ORTODOSSA DI BULGARIA

Il Molto Reverendo Padre Prof. Ivan Ivanov, ChLJ, responsabile per l’Ecumenismo del Gran Baliato di Sicilia dell’Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme, è stato elevato ad Arciprete dal Metropolita per l’Europa della Chiesa Ortodossa di Bulgaria.

Nella Chiesa ortodossa e nelle Chiese cattoliche orientali il grado di Arciprete esiste come grado onorifico. È equivalente ad un protopresbitero della tradizione greca. E’ il grado più alto che il clero sposato può raggiungere. Gli arcipreti si distinguono per la croce pettorale che portano. Nella tradizione slava si tratta specificamente della croce d’oro.


THE MOST REVEREND IVAN IVANOV, CHLJ, RESPONSIBLE FOR ECUMENISM OF THE GRAND BALIATE OF SICILY ELEVATED TO ARCHPRIEST BY THE METROPOLITAN FOR EUROPE OF THE ORTHODOX CHURCH OF BULGARIA

The Most Reverend Father Prof. Ivan Ivanov, ChLJ, responsible for Ecumenism of the Grand Bailiwick of Sicily of the Order of St. Lazarus of Jerusalem, has been elevated to Archpriest by the Metropolitan for Europe of the Orthodox Church of Bulgaria.

In the Orthodox Church and in the Eastern Catholic Churches, the rank of Archpriest exists as an honorary rank. It is equivalent to a proto-presbyter in the Greek tradition. It is the highest rank that married clergy can attain. Archpriests are distinguished by the pectoral cross they wear. In the Slavic tradition it is specifically the golden cross.

Meditácia na Advent biskupa Roalda Nikolaja Flemestada , GCLJ, delegáta Scrantonskej únie pre Európu.

MEDITAZIONE PER L’AVVENTO DEL VESCOVO ROALD NIKOLAI FLEMESTAD, GCLJ, DELEGATO DELL’UNIONE DI SCRANTON PER L’EUROPA

Perché facciamo il segno della croce? Chiaramente, è un modo di aggiungere qualcosa alla preghiera verbale, sigillando con le dita. Allora chiediamoci: qual è il simbolismo intrinseco espresso in questo atto? Per capire il significato dobbiamo considerare che il segno della croce fino al Medioevo si faceva sulla fronte e non sul petto.

Con questo in mente le radici veterotestamentarie dell’usanza diventano chiare. Al profeta Ezechiele viene comandato da Dio di mettere „un segno sulla fronte di coloro che sospirano e gemono per le abominazioni che vengono commesse a Gerusalemme“ (Ez. 9:4). In questo contesto il marchio sulla fronte è un segno di pentimento e di protezione.

Un altro significato, più gioioso, è collegato a questa usanza. I pii ebrei si segnavano sulla fronte l’ultima lettera dell’alfabeto come simbolo della gloria di Dio. L’ultima lettera simboleggia la pienezza e la perfezione della creazione di Dio. Nell’ebraico antico l’ultima lettera, tav, era scritta come + e più tardi come T. Questo simbolismo è espresso anche nel greco arcaico dove la lettera T è scritta o come + o come X.

Di nuovo ci viene ricordato questo simbolismo di lettere nell’Apocalisse quando il Cristo risorto è chiamato „l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine, il Primo e l’Ultimo“ ( 22:13). Tuttavia, il simbolismo delle lettere non era usato solo per esprimere la gloria di Cristo. Segnando la fronte con la lettera T o +, cioè la croce, i giudeo-cristiani della Chiesa primitiva confermavano allo stesso tempo la loro fede e testimoniavano al mondo che vivevano nella nuova realtà della risurrezione di Cristo. Così il marchio sulla fronte simboleggiava la croce di Cristo come segno di pentimento e serviva anche come espressione della gioia della salvezza.

Ora questo doppio significato si riflette anche nel rituale battesimale come San Cirillo di Gerusalemme spiega il significato dell'“unzione della fronte“ ai catecumeni: „Grande davvero è il battesimo che vi viene offerto. Esso è il riscatto dei prigionieri; la remissione delle offese; la morte del peccato; la rigenerazione dell’anima; la veste di luce; il santo sigillo indelebile“ (Catechesi Mistagogiche III, 16, Protocatechesi 16). Infatti, la comprensione del battesimo come un’unzione e un sigillo nello Spirito è di uso comune tra i Padri della Chiesa, ma è già stata usata da San Paolo e anche dall’Apocalisse (2 Cor. 1:21 f; Ef. 1:13 -15; Apoc. 7:4).

San Giovanni Crisostomo incoraggia i fedeli a farsi il segno della croce con queste parole: „Quando, dunque, ti fai il segno della croce sulla fronte, armati di una santa audacia e reinserisci la tua anima nella sua vecchia libertà; perché non ignori che la croce è un premio oltre ogni prezzo. Considera qual è il prezzo dato per il tuo riscatto, e non sarai mai più schiavo di nessun uomo sulla terra. Questa ricompensa e riscatto è la croce. Non devi quindi fare il segno sulla fronte con noncuranza, ma devi imprimerlo nel tuo cuore con l’amore di una fede fervente. Niente di impuro oserà molestarvi vedendo l’arma che vince ogni cosa“.

Un ulteriore significato del marchio è la protezione e il servizio. Dopo il sigillo battesimale apparteniamo al Signore come sua proprietà. Siamo come pecore marchiate con il marchio del Buon Pastore, come soldati che portano il marchio del Re. Il sigillo battesimale è un segno del nostro arruolamento nel Suo esercito. Questa comprensione del sigillo battesimale è ripetutamente usata dai Padri della Chiesa.

Le metafore della proprietà e del servizio ci sono particolarmente utili per comprendere anche il tempo dell’Avvento. La parola „avvento“ deriva dalla terminologia militare che significa originariamente „ispezione“. Così, l’Avvento è il tempo stabilito per coloro che portano il marchio del Re. Essi si preparano alla venuta del Signore. Lo facciamo segnandoci umilmente con un segno di pentimento e allo stesso tempo sapendo che in Cristo siamo protetti con un sigillo santo indissolubile. In breve, facciamo il segno della croce perché apparteniamo a Cristo Re.


MEDITATION FOR ADVENT BY BISHOP ROALD NIKOLAI FLEMESTAD, GCLJ, SCRANTON UNION DELEGATE FOR EUROPE

Why do we make the sign of the cross? Clearly, it is a way of adding to the verbal prayer by sealing with our fingers. So let us ask what is the inherent symbolism expressed in this act? In order to understand the significance we must take into consideration that the sign of the cross until the Middle Ages was made on the forehead and not over the breast.

With this in mind the Old Testament roots of the custom becomes clear. The prophet Ezekiel is commanded by God to put «a mark on the forehead of those who sigh and groan over the abominations that are committed in Jerusalem» (Ez. 9:4). In this context the mark on the forehead is a sign of repentance and protection.

Yet another, more joyous meaning, is also connected with this custom. Pious Jews would mark themselves on the brow with the last letter of the alphabet as a symbol of God’s glory. The last letter is to symbolise the fullness and perfection of God’s creation. In Old Hebrew the last letter, tav, was written as + and later as T. This symbolism is also expressed in archaic Greek where the letter T is written either as + or as X.

Again we are reminded of this letter symbolism in the Apocalypse when the risen Christ is called «the Alpha and the Omega, the beginning and the End, the First and the Last» ( 22:13). However, the letter symbolism was not only used to express Christ’s glory. Marking the forehead with the letter T or +, that is the cross, Judeo-Christians in the Early Church at the same time confirmed their faith and witnessed to the world that they lived in the new reality of the Resurrection of Christ. Thus the mark on the forehead would symbolise the cross of Christ as a sign of repentance and also serve as an expression of the joy of salvation.

Now this double meaning is also reflected in the baptismal ritual as St Cyril of Jerusalem explains the meaning of «the anointing of the forehead» to the cathecumens: «Great indeed is the baptism which is offered you. It is the ransom to captives; the remissions of offences; the death of sin; the regeneration of the soul; the garment of light; the holy indelible seal» (Mystagogical Catechises III:16, Protocatechesis 16). In fact, the understanding of baptism as an anointing and a sealing in the Spirit is common usage among the Church Fathers but has already been used by St Paul and also the Apocalypse (2 Cor. 1:21 f; Eph. 1:13 -15; Apoc. 7:4).

St. John Chrysostom encourages the faithful to cross themselves with these words: “When, then, you make the sign of the cross on the forehead, arm yourself with a saintly boldness, and reinstall your soul in its old liberty; for you are not ignorant that the cross is a prize beyond all price. Consider what is the price given for your ransom, and you will never more be slave to any man on earth. This reward and ransom is the cross. You should not then, carelessly make the sign on the forehead, but you should impress it on your heart with the love of a fervent faith. Nothing impure will dare to molest you on seeing the weapon, which overcometh all things.”

A further meaning of the marking is protection and service. After the baptismal sealing we belong to the Lord as his property. We are like sheep branded with the mark of the Good Shepherd, like soldiers bearing the mark of the King. The baptismal seal is a sign of our enlistment in His army. This understanding of the baptismal seal is repeatedly used by the Church Fathers.

The metaphors of ownership and service is especially of help to us in understanding also the time of Advent. The word «advent» stems from military terminology meaning originally «inspection». So, Advent is the time set a part for those bearing the mark of the King. They shall prepare themselves for the coming of the Lord. We do this humbly marking ourselves with a sign of repentance and at the same time knowing that we in Christ are protected with an indissoluble holy seal. In short, we make the sign of the cross because we belong to Christ the King.

Vianočné a novoročné prianie 2021 od Petra Jíleka GCLJ, KMLJ

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V Damasku bola inaugurovaná prvá teologická fakulta v prítomnosti duchovného ochrancu rádu patriarchu al- Absí.

DAMASCO, INAUGURATA LA PRIMA FACOLTÀ DI TEOLOGIA ALLA PRESENZA DEL PATRIARCA PROTETTORE DELL’ORDINE DI SAN LAZZARO

Il 20 novembre è stata inaugurata la Facoltà Privata di Teologia, considerata la prima di quel tipo in Siria per lo studio della Teologia Cristiana, dando così vita ad un nuovo centro intellettuale di proprietà della Chiesa Greco Cattolico Melchita che fornisce una laurea in teologia. Anzi, ad un centro in cui “la teologia orientale contemporanea possa interagire con il suo ambiente”, ha detto il Patriarca al-Absi della Chiesa Cattolica Greco Melchita, Protettore Spirituale dell’Ordine di San Lazzaro.

Che fosse un evento importante, era testimoniato dal parterre, che includeva, oltre al Patriarca, anche Mansour Azzam, ministro degli Affari Presidenziali, e Bassam Ibrahim, Ministro dell’Alta Educazione e della ricerca scientifica, nonché un buon numero di rappresentanti ecclesiastici.

Il Patriarca al-Absi ha detto che la facoltà è stata stabilità sotto il decreto legislativo n. 6 per l’anno 2019, e che l’apertura dell’edificio arriva a coronare “il lungo percorso verso la virtù e la scienza che è cominciato anni fa e non si è fermato”.

Motto della nuova facoltà è “Virtù e Scienza”, e questo motto – ha detto il patriarca al Absi – si “riflette nell’apertura a tutte le religioni, libri santi e sacri insegnamenti cristiani”.

Il ministro dell’Alta Educazione ha voluto rimarcare l’unicità del corso, che non ha pari in termine di livello teologico e specializzazione.

Succede così che la Siria prova a lanciare una facoltà di teologia che ha anche lo scopo di sviluppare un dialogo tra le religioni. Il ministro ha detto che la Siria “ha respinto tutte le forme di sottomissioni”, ed è ora “culla di cristianità, incubatore dell’Islam e minareto della moderazione nella sua profondità culturale, rifiuto dell’estremismo, violenza, odio e discriminazione tra tutti i componenti della società siriana.


DAMASCUS, INAUGURATION OF THE FIRST FACULTY OF THEOLOGYIN THE PRESENCE OF THE PATRIARCH PROTECTOR OF THE ORDER OF SAINT LAZARUS

On 20 November, the Private Faculty of Theology, considered the first of its kind in Syria for the study of Christian Theology, was inaugurated, creating a new intellectual centre owned by the Melkite Greek Catholic Church that provides a degree in theology. Indeed, to a centre where ‚contemporary Eastern theology can interact with its environment‘, said Patriarch al-Absi of the Melkite Greek Catholic Church, Spiritual Protector of the Order of St Lazarus.

That it was an important event was evidenced by the audience, which included, in addition to the Patriarch, Mansour Azzam, Minister of Presidential Affairs, and Bassam Ibrahim, Minister of Higher Education and Scientific Research, as well as a good number of ecclesiastical representatives.

Patriarch al-Absi said the faculty has been established under Legislative Decree No. 6 for the year 2019, and that the opening of the building comes to crown „the long path towards virtue and science that began years ago and has not stopped“.

The new faculty’s motto is „Virtue and Science“, and this motto – said the patriarch to Absi – is „reflected in its openness to all religions, holy books and sacred Christian teachings“.

The Minister of Higher Education wanted to emphasise the uniqueness of the course, which has no equal in terms of theological level and specialisation.

Thus, Syria is trying to launch a theology faculty that also aims to develop a dialogue between religions. The minister said that Syria „has rejected all forms of subjugation“, and is now „the cradle of Christianity, the incubator of Islam and the minaret of moderation in its cultural depth, rejection of extremism, violence, hatred and discrimination among all components of Syrian society.

Ortodoxný arcibiskup Elpidophoros mal historický prejav na Zhromaždení USCCB.

L’ARCIVESCOVO ORTODOSSO ELPIDOPHOROS FA UN DISCORSO STORICO ALL’ASSEMBLEA DELL’USCCB

(Sua Eminenza l’Arcvivescovo Elpidophoros)

Sua Eminenza l’Arcivescovo Elpidophoros, Presidente dell’Assemblea dei Vescovi ortodossi canonici degli Stati Uniti, ha parlato di un „dialogo d’amore“ tra le due fedi e del potenziale per una maggiore unità in un discorso storico all’Assemblea Generale d’Autunno della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti.

Elpidophoros ha detto di avere „una gioia sincera“ di essere con i suoi „fratelli vescovi della USCCB“ e che martedì 16 novembre ha segnato la prima volta nella storia degli Stati Uniti che la leadership ortodossa è stata presente all’assemblea generale della USCCB. Egli è stato raggiunto da diversi altri vescovi ortodossi che erano presenti come osservatori.

L’arcivescovo Jose Gomez, il presidente dell’USCCB, e il vescovo David Talley, presidente del comitato per gli affari ecumenici e interreligiosi, hanno organizzato la partecipazione della delegazione ortodossa all’assemblea. Gomez ha invitato Elpidophoros a parlare all’assemblea.

„Come ben sapete, alcune settimane fa abbiamo avuto l’onore e la benedizione di accogliere Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo per una visita storica in questo paese, durante la quale ha incontrato alcuni di voi a Washington, DC, o a New York City“, ha detto Elphidoros. Ha ringraziato i vescovi per la loro „calda ed ecumenica presenza“ con il patriarca.

Elphidoros ha citato il discorso del patriarca Bartolomeo al ricevimento ecumenico al Consiglio Nazionale delle Chiese, dove il patriarca ha dichiarato che un „dialogo d’amore“ tra le fedi è il futuro per le due chiese, e che il 21° secolo „dovrebbe diventare il secolo del ripristino dell’unità“.

„Oggi, sono convinto, mentre mi presento davanti ai miei fratelli gerarchi, che questo dialogo d’amore, iniziato da Papa Paolo VI e dal Patriarca Ecumenico Athenagoras nel 1964 a Gerusalemme, continua con una densità particolare in questo paese benedetto“, ha detto Elphidoros.

Questo „dialogo d’amore“ dovrebbe essere modellato dalla relazione di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo, ha spiegato l’arcivescovo. Nel 2013, Bartolomeo è diventato il primo arcivescovo di Costantinopoli a partecipare a un’intronizzazione papale, e i due hanno lavorato insieme, insieme ad altri leader di fede, per discutere i migliori approcci su questioni sociali.

Questo dialogo tra cattolicesimo e ortodossia „è una chiara manifestazione del nostro comune desiderio di unità e comunione sia a livello globale che locale“, ha detto Elphidoros, e ha detto che la Consulta teologica ortodosso-cattolica nordamericana „non dovrebbe essere timida“ su ciò che ha realizzato nella sua esistenza.

 „Dal 1965 – nella felice coincidenza del ristabilimento delle relazioni cattolico-ortodosse e del Concilio Vaticano II – questa Consulta ha prodotto trentadue documenti, rapporti e dichiarazioni“, ha detto. „Alcuni di essi sono diventati dei veri riferimenti per i teologi, e per le nostre Chiese per camminare insieme verso l’unità“.

Questi scritti, ha detto, sono i „veri frutti“ della collaborazione tra Ortodossia e Cattolicesimo, frutti che servono a „nutrire entrambe le nostre comunità“.

Oltre alle pubblicazioni, Elphidoros ha detto che il miglioramento delle relazioni tra le due fedi produce anche frutti spirituali.

„Ogni anno l’Assemblea dei Vescovi insieme alla USCCB offrono la preghiera di apertura alla Marcia per la Vita“, ha detto. „Solo pochi mesi fa, l’Assemblea dei Vescovi ha anche firmato un Amicus brief a sostegno della santità della vita“.

Guardando avanti, Elphidoros ha detto che i cristiani ortodossi sono „molto interessati“ al processo sinodale, in particolare al Sinodo dei vescovi cattolici dell’ottobre 2023, e sarebbero interessati a fornire un contributo all’inizio della preparazione del sinodo.

„Sono convinto che il futuro e la missione delle relazioni cattolico-ortodosse negli Stati Uniti è di continuare a testimoniare la presenza di Dio nel mondo, fedeli allo Spirito di Gerusalemme che abbiamo ricevuto in eredità“, ha detto.

„Il dialogo ecumenico porta in sé una dimensione sinodale che esplora il significato e la prassi della natura stessa della struttura e della missione della Chiesa“, ha detto Elphidoros, aggiungendo che, mentre il dialogo internazionale sta studiando l’interdipendenza tra sinodalità e primato, „forse, nel nostro contesto americano, se dedichiamo la nostra energia e il nostro tempo a condividere questa importante questione e a riflettere insieme, porterà frutto a tempo debito“.

Elphidoros ha chiuso il suo discorso ringraziando i vescovi, dicendo che spera che „ci saranno molte altre occasioni per unirsi come fratelli“.

Poi ha dato all’arcivescovo Gomez una croce pettorale d’argento di Hagia Sophia, „la cattedrale universale della cristianità“, come simbolo del suo „amore e apprezzamento“.


ORTHODOX ARCHBISHOP ELPIDOPHOROS MAKES HISTORIC ADDRESS TO USCCB ASSEMBLY

(His Excellency Archbishop Jose Gomez and His Eminence Archbishop Elpidophoros)

His Eminence Archbishop Elpidophoros, Chairman of the Assembly of Canonical Orthodox Bishops of the United States, spoke of a “dialogue of love” between the two faiths and the potential for increased unity in a historic address to the Fall General Assembly of the United States Conference of Catholic Bishops.

Elpidophoros said he had “heartfelt joy” being with his “brother bishops of the USCCB,” and that Tuesday, Nov. 16, marked the first time in the history of the United States that Orthodox leadership had been present at the USCCB’s general assembly. He was joined by several other Orthodox bishops who were present as observers.

Archbishop Jose Gomez, the president of the USCCB, and Bishop David Talley, chairman of the committee on ecumenical and interreligious affairs, arranged for the Orthodox delegation to join the assembly. Gomez invited Elpidophoros to address the assembly.

“As you are well aware, a few weeks ago we had the honor and blessing to welcome His All-Holiness Ecumenical Patriarch Bartholomew for a historic visit to this country during which he met some of you either in Washington, DC, or in New York City,” said Elphidoros. He thanked the bishops for their “warm and ecumencial presence” with the patriarch.

Elphidoros quoted Patriarch Bartholomew’s address to the Ecumenical Reception at the National Council of Churches, where the patriarch stated that a “dialogue of love” between the faiths was the future for the two churches, and that the 21st century “should become the century of the restoration of unity.”

“Today, I am convinced, as I present myself in front of my brother hierarchs, that this dialogue of love, initiated by Pope Paul VI and Ecumenical Patriarch Athenagoras in 1964 in Jerusalem, continues with a particular density in this blessed country,” said Elphidoros.

This “dialogue of love” should be modeled by the relationship of Pope Francis and Patriarch Bartholomew, explained the archbishop. In 2013, Bartholomew became the first Archbishop of Constantinople to attend a papal enthronement, and the two have worked together, along with other faith leaders, to discuss the best approaches on societal issues.

This dialogue between Catholicism and Orthodoxy “is a clear manifestation of our common desire for unity and communion on both a global and local level,” said Elphidoros, and he said that the North American Orthodox-Catholic Theological Consultation “should not be shy” about what it has accomplished in its existence.

 “Since 1965 — at the happy coincidence of the reestablishment of Catholic-Orthodox relations and the Second Vatican Council — this Consultation has produced thirty-two documents, reports, and statements,” he said. “Some of them became real references for theologians, and for our Churches to walk together towards unity.”

These writings, he said, are the “real fruits” of the collaboration between Orthodoxy and Catholicism, fruits that serve to “nourish both our communities.”

In addition to the publications, Elphidoros said that the improving relationships between the two faiths produce spiritual fruits as well.

“Every year the Assembly of Bishops together with the USCCB offer the opening prayer at the March for Life,” he said. “Just a few months ago, the Assembly of Bishops also signed on to an Amicus brief supporting the sanctity of life.”

Looking ahead, Elphidoros said that the Orthodox Christians are “very interested” in the synodal process, particularly the October 2023 Catholic Synod of Bishops, and would be interested in providing input as the preparations for the synod begin.

“I am convinced that the future and mission of Catholic-Orthodox relations in the USA is to continue to bear witness to God’s presence in the world, faithful to the Spirit of Jerusalem that we received as a legacy,” he said.

“Ecumenical dialogue bears in itself a synodal dimension that explores the meaning and praxis of the very nature of the Church structure and mission,” said Elphidoros, adding that while international dialogue is studying the interdependence between synodality and primacy, “perhaps, in our American context, as we dedicate our energy and time to sharing this important issue and reflecting together, it will bear fruit in due course.”

Relácia “ Na blízku ľuďom bez domova“ odvysielaná TV Lux dňa 10.12.2021.

Dňa 10.12.2021 odvysielala  TV Lux reláciu „Na blízku ľuďom bez domova“  kde ako hosť relácie  pani riaditeľka gréckokatolíckej eparchiálnej charity v Košiciach  pani Anna Ivanková  spomenula aj Vojenský špitálsky Rytiersky Rád sv. Lazara Jeruzalemského Veľkopriorát Slovensko.
Dáva  to možnosť aj nám v tomto adventnom čase venovať spomienku našim rytierom , ktorí  sa zapísali svojou šľachtenosťou aj do našich spomienok a už tento Vianočný čas nestrávia medzi nami.
                                                                                         Stanislav Holák
                                                                                            Veľkoprior

Vianočný pozdrav z Veľkopriorátu Maďarsko J.E. Evy Nyáry.

Jeho Excelencia Rytier Vincent Keaveny, GCLJ, GCRLJ bol zvolený ako 693. primátor London City.

SUA ECCELLENZA IL CAVALIERE VINCENT KEAVENY, GCLJ, GCRLJ ELETTO 693° LORD MAYOR DELLA CITY DI LONDRA

Sua Eccellenza Vincent Keaveny, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme, appartenente al Gran Priorato di Inghilterra e Galles, è stato eletto 693° Lord Mayor della City di Londra.

Irlandese di Dublino, cattolico, si è laureato all’University College con un Bachelor of Civil Law e successivamente un Master of Letters al Trinity College di Dublino.

E’ un partner dello studio legale internazionale DLA Piper. Fornisce consulenza sui mercati dei capitali di debito, sulla finanza strutturata e sulle operazioni di cartolarizzazione nel Regno Unito e su banche, istituzioni finanziarie e clienti aziendali nel Regno Unito e a livello internazionale su operazioni bancarie, finanziarie e sui mercati dei capitali.

È elencato come un professionista leader nella sua area di pratica da tutte le principali directory legali ed è incluso nella Hall of Fame legale ‚500‘ per i professionisti della cartolarizzazione. Fino a maggio 2019 è stato Co-Chair internazionale del settore dei servizi finanziari presso DLA Piper.

Nel 2014/15 è stato presidente della City of London Law Society.

È un Bencher onorario di Gray’s Inn.

E’ stato Sceriffo della Città di Londra nel 2018-19. Dalla sua elezione, ha fatto parte di diversi comitati della City of London Corporation.

È anche un governatore della City of London School ed è co-presidente della HMT & BEIS Socio-Economic Diversity Taskforce.


HIS EXCELLENCY VINCENT KEAVENY, GCLJ, GCRLJ, ELECTED THE 693RD LORD MAYOR OF THE CITY OF LONDON

His Excellency Vincent Keaveny, Knight Grand Cross of the Order of St. Lazarus of Jerusalem, belonging to the Grand Priory of England and Wales, has been elected the 693rd Lord Mayor of the City of London.

A Dublin Irish Catholic, he graduated from University College with a Bachelor of Civil Law and later a Master of Letters from Trinity College Dublin.

He is a partner in the international business law firm, DLA Piper. He advises on debt capital markets, structured finance and securitisation transactions in the UK and banks, financial institutions and corporate clients in the UK and internationally on banking, finance and capital markets transactions.

He is listed as a leading practitioner in his area of practice by all of the principal legal directories and is included in the legal ‘500’ Hall of Fame for securitisation practitioners. Until May 2019 he was International Co-Chair of the Financial Services Sector at DLA Piper. In 2014/15 he served as President of the City of London Law Society.

He is an Honorary Bencher of Gray’s Inn.

He served as Sheriff of the City of London in 2018-19. Since his election, he has served on a number of City of London Corporation Committees.

He also a Governor of the City of London School and Co-Chair of the HMT & BEIS Socio-Economic Diversity Taskforce.

Delegácia bulharskej pravoslávnej cirkvi na audiencii u pápeža Františka.

UDIENZA CON PAPA FRANCESCO DELLA DELEGAZIONE DELLA CHIESA BULGARA ORTODOSSA

(Papa Francesco, il Metropolita Antonio ed il Presbitero Ivan Ivanov, CHLJ)

Una delegazione della Chiesa Bulgara Ortodossa è stata ricevuta da Papa Francesco lo scorso 27 novembre 2021 presso il Palazzo Apostolico, nella Città del Vaticano.

All’udienza erano presenti il Metropolita Antonio dell’Europa Occidentale e Centrale presso la Chiesa Bulgara Ortodossa – Patriarcato di Bulgaria ed il Presbitero Prof. Dr. Ivan Ivanov, Docente della Facoltà di Teologia dell’Università di Sofia e della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense a Roma, Rappresentante ecclesiastico-diplomatico della Chiesa Bulgara Ortodossa per i rapporti con la Santa Sede, parroco della Comunità ecclesiastica ortodossa bulgara a Roma e a Milano e Responsabile per l’ecumenismo del Gran Baliato di Sicilia dell’Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme.

La visita è stata un incontro di buona volontà tra papa Francesco ed i rappresentanti della Chiesa ortodossa bulgara, che lo hanno accolto in Bulgaria durante la visita apostolica (5-7 maggio 2019) in occasione dell’incontro con il Santo Patriarca bulgaro Neofita e il Santo Sinodo della Chiesa Bulgara Ortodossa.

La delegazione ha portato a Papa Francesco i saluti ed i ringraziamenti del Patriarca bulgaro Neofita. Sono state discusse questioni generali riguardanti il dialogo fraterno e amichevole tra la Chiesa bulgara e la Chiesa cattolica nel campo della comunione diplomatica, sociale, culturale, storica, educativa, liturgica e pastorale.

Questa comunione fraterna è una prova della giusta direzione delle relazioni ecumeniche in via di sviluppo, specialmente in questo difficile periodo di pandemia e di problemi mondiali per tutta l’umanità e i cristiani, in cui tutti hanno bisogno di comunione e di testimonianza del comune servizio cristiano davanti al Signore Gesù Cristo.


AUDIENCE WITH POPE FRANCIS OF THE DELEGATION OF THE BULGARIAN ORTHODOX CHURCH

(Priest Ivan Ivanov, CHLJ, and Pope Francis)

A delegation from the Bulgarian Orthodox Church was received by Pope Francis on 27 November 2021 at the Apostolic Palace in Vatican City.

Present at the audience were Metropolitan Anthony of Western and Central Europe at the Bulgarian Orthodox Church – Patriarchate of Bulgaria and Presbyter Prof. Dr. Ivan Ivanov, Professor at the Faculty of Theology of the Bulgarian Orthodox Church. Ivan Ivanov, Professor at the Faculty of Theology of the University of Sofia and at the Faculty of Theology of the Pontifical Lateran University in Rome, ecclesiastical-diplomatic representative of the Bulgarian Orthodox Church for relations with the Holy See, parish priest of the Bulgarian Orthodox Ecclesiastical Community in Rome and Milan and responsible for ecumenism of the Grand Bailiwick of Sicily of the Order of St. Lazarus of Jerusalem.

The visit was a goodwill meeting between Pope Francis and representatives of the Bulgarian Orthodox Church, who welcomed him to Bulgaria during the apostolic visit (5-7 May 2019) on the occasion of the meeting with the Bulgarian Holy Patriarch Neophyte and the Holy Synod of the Bulgarian Orthodox Church.

The delegation brought to Pope Francis the greetings and thanks of Bulgarian Patriarch Neofita. General issues concerning the fraternal and friendly dialogue between the Bulgarian Church and the Catholic Church in the field of diplomatic, social, cultural, historical, educational, liturgical and pastoral communion were discussed.

This fraternal communion is a proof of the right direction of the developing ecumenical relations, especially in this difficult period of pandemic and world problems for all humanity and Christians, in which all need communion and witness to the common Christian service before the Lord Jesus Christ.

BENEDIKT XVI. VZDAL HOLD PRAVOSLÁVNEMU METROPOLITOVI DAMASKINOSOVI PAPANDREOVI PRI DESIATOM VÝROČÍ JEHO SMRTI

BENEDETTO XVI HA RESO OMAGGIO AL METROPOLITA ORTODOSSO DAMASKINOS PAPANDREOU NEL DECIMO ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE

(Sua Eminenza il Metropolita Damaskinos Papandreou)

Il Papa emerito Benedetto XVI ha reso omaggio al metropolita ortodosso Damaskinos Papandreou nel decimo anniversario della sua morte.

In una lettera datata 11 ottobre, il papa emerito ha detto che sembrava „inconcepibile“ che fosse passato un decennio dalla morte del metropolita Damaskinos Papandreou, il primo metropolita greco-ortodosso della Svizzera, nel 2011.

Benedetto XVI ha fatto il commento in un messaggio ad una conferenza tenuta in onore del metropolita il 5 novembre all’Università di Friburgo, in Svizzera.

Il metropolita Damaskinos, vescovo del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, è nato a Thermo, Grecia, il 23 febbraio 1936. È stato eletto primo metropolita della Svizzera nel 1982.

Autore di numerose opere sull’ecumenismo, è stato vescovo metropolita di Adrianopoli dal 2003 fino alla sua morte, avvenuta il 5 novembre 2011, all’età di 75 anni.

„Che siano già trascorsi 10 anni dalla morte del metropolita Damaskinos Papandreou di Svizzera è abbastanza inconcepibile per me“, ha scritto il papa emerito nel suo messaggio, indirizzato al metropolita Maximos di Svizzera e al professor Stefanos Athanasiou.

La lettera è stata letta in un video messaggio alla conferenza dal cardinale Kurt Koch, il presidente svizzero del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

Benedetto, che ha servito come papa dal 2005 al 2013, ha detto che è stato „un dono molto speciale della Provvidenza“ che poco dopo essere stato nominato professore all’Università di Bonn, in Germania, nel 1959, due archimandriti ortodossi hanno iniziato a studiare presso le facoltà teologiche cattolica e protestante dell’università.

„Questo fu qualcosa di nuovo e inaspettato, perché fino ad allora gli studenti ortodossi non studiavano mai nelle facoltà cattoliche, ma esclusivamente in quelle protestanti e nella cosiddetta facoltà cattolica cristiana (= vetero cattolica) di Berna [Svizzera]“, ha spiegato.

„Entrambi gli archimandriti sono diventati miei amici. Sfortunatamente, il mio amico Stylianos Harkianakis, che divenne poi Metropolita d’Australia, prese in seguito una posizione rigorosa che raffreddò la nostra amicizia“, ha scritto il 94enne.

„L’amicizia con il metropolita Damaskinos Papandreou è cresciuta ancora di più per me, e quindi la tristezza per la sua morte troppo prematura“.

„Ma il frutto di una vivace relazione interiore con l’Ortodossia è rimasto e continua a crescere nell’amicizia che mi unisce sempre più al Patriarca Ecumenico“.


BENEDICT XVI PAID TRIBUTE TO ORTHODOX METROPOLITAN DAMASKINOS PAPANDREOU ON THE TENTH ANNIVERSARY OF HIS DEATH

(His Eminence Metropolitan Damaskinos Papandreou)

Pope emeritus Benedict XVI has paid tribute to an Orthodox leader on the 10th anniversary of his death.

In a letter dated Oct. 11, the retired German pope said it seemed “inconceivable” that a decade had passed since the death of Metropolitan Damaskinos Papandreou, the first Greek Orthodox metropolitan of Switzerland, in 2011.

Benedict XVI made the comment in a message to a conference held in the metropolitan’s honor on Nov. 5 at the University of Fribourg, Switzerland.

Metropolitan Damaskinos, a bishop of the Ecumenical Patriarchate of Constantinople, was born in Thermo, Greece, on Feb. 23, 1936. He was elected as the first metropolitan of Switzerland in 1982.

The author of numerous works on ecumenism, he served as the metropolitan bishop of Adrianople from 2003 until his death on Nov. 5, 2011, at the age of 75.

“That 10 years have already passed since the death of Metropolitan Damaskinos Papandreou of Switzerland is quite inconceivable to me,” the pope emeritus wrote in his message, addressed to Metropolitan Maximos of Switzerland and Professor Stefanos Athanasiou.

The letter was read out in a video message to the conference by Cardinal Kurt Koch, the Swiss president of the Pontifical Council for Promoting Christian Unity.

Benedict, who served as pope from 2005 to 2013, said it was “a very special gift of Providence” that shortly after he was appointed a professor at the University of Bonn, Germany, in 1959, two Orthodox archimandrites began studying at the university’s Catholic and Protestant theological faculties.

“This was something new and unexpected, because until then Orthodox students never studied at Catholic faculties, but exclusively at the Protestant and the so-called Christian Catholic (= Old Catholic) faculty in Bern [Switzerland],” he explained.

“Both archimandrites became friends of mine. Unfortunately, my friend Stylianos Harkianakis, who later became Metropolitan of Australia, subsequently took a rigorous position that cooled our friendship,” the 94-year-old wrote.

“The friendship with Metropolitan Damaskinos Papandreou grew all the more for me, and thus the sadness over his all-too-early death.”

“But the fruit of a lively inner relationship with Orthodoxy has remained and continues to grow in the friendship that unites me more and more with the Ecumenical Patriarch.”

Modlitby za jednotu kresťanov a investitúra dvoch biskupov.

RITO DI CHIUSURA DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI ED INVESTITURA DI DUE VESCOVI

(Basilica Abbaziale di San Martino delle Scale, VI sec – 1595)

Avrà luogo presso la Basilica Abbaziale di San Martino delle Scale, alle ore 18.30 del 23 gennaio 2022, il rito di chiusura della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, durante il quale sarà pure celebrata l’investitura di due Vescovi non cattolici che entreranno a fare parte dell’Ordine di San Lazzaro.

La tradizione vuole il primitivo monastero di San Martino fondato da papa Gregorio I nel VI secolo. L’Abbazia fu rasa al suolo dai Saraceni nel 820 e ricostruita in epoca normanna. L’atto di rifondazione del 1347, redatto dalla cancelleria di Emanuele Spinola arcivescovo di Monreale, attesta la ricostruzione in epoca medievale.

Il primo Abate fu Angelo Sinisio, dal 26 luglio 1352 al 27 novembre del 1386. Federico IV di Sicilia elargisce concessioni, ed anche Papa Gregorio XI concede alcune prerogative.

Nel 1564 ha inizio la riedificazione dell’attuale chiesa abbaziale, termine dei lavori nel 1595. L’Abate occupava il 50° seggio del Parlamento di Sicilia.

Con l’emanazione delle leggi eversive, la confisca dei beni del 1866 e la conseguente spoliazione del patrimonio storico – artistico causano il declino dell’istituzione, riducendo la comunità monastica ormai decimata e indebolita.

(Basilica Abbaziale di San Martino delle Scale, VI sec – 1595)

Nel 1946, raggiunto il numero di monaci previsto dalle Costituzioni cassinesi, è determinato il ripristino di alcune attività proprie della comunità monastica, la quale prenderà sede in una parte dell’antico complesso monumentale: l’insegnamento nel collegio e nell’alunnato monastico, l’allestimento di un laboratorio di restauro del libro, l’apertura al pubblico della ricostituita biblioteca e la rivendita di alcuni prodotti tipici del monastero.

L’attuale Abate di San Martino delle Scale è il Molto Reverendo Dom Vittorio Rizzone, OSB, recentemente ammesso nell’Ordine di San Lazzaro e che nella prossima estate riceverà l’investitura alla presenza dell’Abate Primate Emerito dei benedettini, Dom Notker Wolf, anch’egli membro dell’Ordine di San Lazzaro.

Durante il rito avrà luogo la cerimonia di investitura di due Vescovi che nello scorso mese di luglio non avevano potuto presenziare a causa dell’emergenza sanitaria. Si tratta di Sua Eccellenza il Molto Reverendo Kevin Francis Donlon, Vescovo Ausiliare della Diocesi Anglicana di Zanzibar e Vicario Episcopale del Prefetto dell’Unione Anglicana per la diffusione del Vangelo, una confraternita sotto l’autorità del Concistoro dei Vescovi in comunione con la Sede di Canterbury, con l’incarico di coordinatore di tutti i dialoghi ecumenici; e di Sua Eccellenza il Molto Reverendo Ottar Svein Mikael Myrseth, Vescovo Ordinario della Diocesi scandinava della Nordic Catholic Church (Unione di Scranton).


CLOSING RITE OF THE WEEK OF PRAYER FOR CHRISTIAN UNITY AND INVESTITURE OF TWO BISHOPS

(Abbey Basilica of San Martino delle Scale, 6th century – 1595)

The closing rite of the Week of Prayer for Christian Unity will take place at the Abbey Basilica of San Martino delle Scale at 6.30 p.m. on 23 January 2022, during which the investiture of two non-Catholic bishops who will become members of the Order of St Lazarus will also be celebrated.

Tradition has it that the primitive monastery of St Martin was founded by Pope Gregory I in the 6th century. The Abbey was razed to the ground by the Saracens in 820 and rebuilt in Norman times. The act of re-foundation of 1347, drawn up by the chancellery of Emanuele Spinola, archbishop of Monreale, attests to the reconstruction in medieval times.

The first Abbot was Angelo Sinisio, from 26 July 1352 to 27 November 1386. Frederick IV of Sicily bestowed concessions, and Pope Gregory XI also granted some prerogatives.

In 1564, the rebuilding of the present abbey church began, and work was completed in 1595. The Abbot occupied the 50th seat in the Parliament of Sicily.

With the enactment of the subversive laws, the confiscation of property in 1866 and the consequent spoliation of the historical and artistic heritage caused the decline of the institution, with the monastic community now decimated and weakened.

(Abbey Basilica of San Martino delle Scale, 6th century – 1595)

In 1946, having reached the number of monks envisaged by the Cassinese Constitutions, it was decided to re-establish some of the monastic community’s own activities, which were to be based in a part of the ancient monumental complex: teaching in the college and in the monastic alumniate, setting up a book restoration workshop, opening the re-established library to the public and selling some of the monastery’s typical products.

The current Abbot of San Martino delle Scale is the Very Reverend Dom Vittorio Rizzone, OSB, recently admitted into the Order of St Lazarus, who will receive his investiture next summer in the presence of the Abbot Primate Emeritus of the Benedictines, Dom Notker Wolf, also a member of the Order of St Lazarus.

During the ceremony there will be the investiture of two bishops who were unable to attend last July because of the health emergency. They are: His Excellency the Very Reverend Kevin Francis Donlon, Auxiliary Bishop of the Anglican Diocese of Zanzibar and Episcopal Vicar to the Prefect of the Anglican Union for the Spreading of the Gospel, a brotherhood under the authority of the Consistory of Bishops in communion with the See of Canterbury, in charge of coordinating all ecumenical dialogues; and His Excellency the Very Reverend Ottar Svein Mikael Myrseth, Ordinary Bishop of the Scandinavian Diocese of the Nordic Catholic Church (Union of Scranton).

Primátorom Londýna sa stal J.E. Alderman Vincent Keaveny GCLJ a GCRLJ.

Vaše Excelencie, drahí bratia, sestry a priatelia.

V prílohe pripájam krátke video z osláv víťazstva vo voľbách na post primátora mesta Londýn. Vo voľbách tento rok zvíťazil J.E. Alderman Vincent Keaveny, GCLJ a GCRLJ. Stal sa tak prvým členom nášho rádu, ktorý bol zvolený do takejto významnej funkcie.
Pri tejto príležitosti na podporu osláv tohto úspechu Veľkoprioráty Anglicka a Walesu sponzorovali slávnostný sprievod v uliciach Londýna. Bolo nám cťou, že Veľmajster a Emeritný Veľmajster nášho rádu sa zúčastnili na tejto významnej udalosti v sprievode s manželkou Veľmajstra nášho rádu Sophie Karoly ako výraz uznania J.E. Vincentovi Keaveny, ktorý zastával počas pôsobenia v našom ráde vysoké národné a medzinárodné posty.
Slávnostný sprievod primátora v uliciach Londýna je najväčšia a najstaršia udalosť tohto druhu vo svete.
Chevalier Norman Hunter KCLJ  KMLJ

CELEBRATA LA SECONDA GIORNATA DEL PROGETTO SANITA’ SOLIDALE IN COLLABORAZIONE                                                                       CON LA KAROL S.P.A.

CELEBRATA LA SECONDA GIORNATA DEL PROGETTO SANITA’ SOLIDALE IN COLLABORAZIONE

                                                                      CON LA KAROL S.P.A.

(Il Gruppo di medici dell’Ordine impegnato nella seconda giornata dell’iniziativa, con l’Imam della comunità musulmana di Palermo)

Si è svolta il 23 ottobre 2021 la seconda giornata di prestazioni sanitarie gratuite agli indigenti, presso la Clinica Cosentino, in collaborazione con la KAROL s.p.a. e con il patrocinio della Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo, che ha visto impegnati i medici membri dell’Ordine di San Lazzaro accanto a quelli della KAROL ed altri volontari.

L’iniziativa, programmata per i mesi di settembre, ottobre e novembre ha riscontrato un enorme successo con già oltre trecento richieste di visite specialistiche e, pertanto, verrà istituzionalizzata e diventerà permanente.

La giornata di solidarietà ha avuto anche il supporto della Caritas Diocesana di Monreale e Palermo, del Centro di Accoglienza Padre Nostro ETS del Beato Giuseppe Puglisi e del Centro Speranza e Carità di Biagio Conte.


 THE SECOND DAY OF THE PROJECT

SOLIDARITY HEALTH PROJECT IN COLLABORATION

WITH KAROL S.P.A.

On 23 October 2021, the second day of free medical services for the needy was held at the Cosentino Clinic, in cooperation with KAROL s.p.a. and under the patronage of the Provincial Health Authority of Palermo, with the participation of doctors from the Order of St. Lazarus alongside KAROL doctors and other volunteers.

The initiative, scheduled for the months of September, October and November, was a huge success with over three hundred requests for specialist visits and, therefore, it will be institutionalised and become permanent.

The day of solidarity was also supported by the Caritas Diocesan of Monreale and Palermo, the Padre Nostro ETS Reception Centre of Blessed Giuseppe Puglisi and the Biagio Conte Hope and Charity Centre.

OPÁTSTVO SVÄTÉHO LAZARA VO ŠVAJČIARSKU

L’ABBAZIA DI SAN LAZZARO A SEEDORF NEL CANTONE DI URI IN SVIZZERA

(L’Abbazia di San Lazzaro a Seedorf)

L’Abbazia di San Lazzaro è un monastero delle monache benedettine a Seedorf, nel cantone di Uri in Svizzera. Il monastero appartiene alla Federazione Benedettina Svizzera.

Il monastero di Seedorf è il più antico monastero del cantone di Uri ed anche l’unico le cui origini risalgono al Medioevo.

Nel 1197 il Lazariterhaus fu costruito a Seedorf ed apparteneva all’Ordine di San Lazzaro. Anche questo, come tutti gli altri fondati dal lazzariti, nacque come monastero doppio, con una casa di fratelli e sorelle.

Con la fine delle crociate e il declino della cura dei lebbrosi, i lazzariti decaddero. Nel 1413 il monastero maschile fu chiuso, mentre il convento di suore continuò ad esistere fino alla sua definitiva estinzione intorno al 1526 nella crisi generale del XVI secolo, dopo che molte suore erano morte di peste nel 1518. Secondo la legge dell’epoca, gli edifici e la proprietà passarono alla terra di Uri.

Come segno della Controriforma, nel 1559 fu costruita a Seedorf un’abbazia benedettina con le monache del monastero di Claro, nel Canton Ticino. Spiritualmente il nuovo monastero fu curato prima dal vescovo di Costanza, poi dai monasteri benedettini Einsiedeln e Muri, dal 1642 fino ad oggi dal monastero Einsiedeln.

(Maria Anna Eberlin, XII Abbess 1700–1727)

Dato che gli edifici lazzariti inutilizzati (costituiti da una piccola chiesa, un ospedale, una casa per le infermiere e una casa per i fratelli) erano caduti in rovina, la costruzione dell’attuale monastero iniziò alla fine del XVII secolo. La chiesa abbaziale fu consacrata nel 1700 e l’intero edificio fu completato nel 1727.

Le 11 sorelle che oggi vi risiedono si guadagnano da vivere con l’artigianato, l’agricoltura e l’accoglienza degli ospiti; nel 2009 l’abbazia benedettina ha celebrato il suo 450° anniversario.


ST. LAZARUS ABBEY IN SWITZERLAND

(The interior of the church of St Lazarus Abbey)

St. Lazarus Abbey is a monastery of Benedictine nuns in Seedorf, in the canton of Uri in Switzerland. The monastery belongs to the Swiss Benedictine Federation.

The Seedorf monastery is the oldest monastery in the canton of Uri and the only one whose origins date back to the Middle Ages.

In 1197, the Lazariterhaus was built in Seedorf and belonged to the Order of St. Lazarus. Like all the others founded by the Lazarites, it too began as a double monastery, with a house of brothers and sisters.

(Resurrection of Lazarus, with Martha and Mary, Dionys Calvaert, 1598, high altar in the Church of the Abbey of St. Lazarus)

With the end of the Crusades and the decline of leprosy care, the Lazarites declined. In 1413, the men’s monastery was closed, while the nuns‘ convent continued to exist until its final extinction around 1526 in the general crisis of the 16th century, after many nuns had died of the plague in 1518. According to the law of the time, the buildings and property passed to the land of Uri.

As a sign of the Counter-Reformation, a Benedictine abbey was built in Seedorf in 1559 with nuns from the monastery of Claro in Canton Ticino. Spiritually, the new monastery was first taken care of by the Bishop of Constance, then by the Benedictine monasteries Einsiedeln and Muri, from 1642 until today by the Einsiedeln monastery.

 

Since the unused Lazarite buildings (consisting of a small church, a hospital, a house for nurses and a house for brothers) had fallen into disrepair, construction of the present monastery began at the end of the 17th century. The abbey church was consecrated in 1700 and the whole building was completed in 1727.

 

The 11 sisters who live there today earn their living from handicrafts, agriculture and welcoming guests; in 2009 the Benedictine abbey celebrated its 450th anniversary.

VÍŤAZSTVO PRE ANGLICKÉ SESTRY SESTRY SANTA MARIA: NAJVYŠŠÍ SÚD NARIADIL NOVÉ VYŠETRENIE POVINNÉHO POTRATU V NEW YORKU

VITTORIA PER LE SUORE ANGLICANE DELLA SORELLANZA DI SANTA MARIA: LA CORTE SUPREMA ORDINA UN NUOVO ESAME PER LA COPERTURA OBBLIGATORIA DELL’ABORTO A NEW YORK

(La Sorellanza di Santa Maria con i vescovi della Diocesi del Living Word della Chiesa Anglicana del Nord America)

I nemici della copertura obbligatoria dell’aborto nella legge sulle assicurazioni dello stato di New York avranno un’altra udienza dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ordinato a un tribunale dello stato di New York di riconsiderare la loro decisione.

Un gruppo di suore anglicane è tra gli obiettori.

„Noi crediamo che ogni persona sia fatta a immagine di Dio“, ha detto Madre Miriam della Sorellanza di Santa Maria, un organismo anglicano. „Ecco perché crediamo nella santità della vita umana, e perché cerchiamo di servire quelli di tutte le fedi – o di nessuna fede – nella nostra comunità. Siamo grati che la Corte Suprema sia intervenuta nel nostro caso e speriamo che, questa volta, la Corte d’Appello di New York preservi la nostra capacità di servire e incoraggiare i nostri vicini“.

La Sorellanza di Santa Maria, conosciuta anche come le Suore della Comunità di Santa Maria, è allineata con la Chiesa Anglicana del Nord America. È stata fondata nel 1865 e sostiene di essere il più antico ordine religioso anglicano degli Stati Uniti.

Le suore anglicane fanno parte di una coalizione di gruppi religiosi che sfidano il mandato dello Stato di New York che richiede ai datori di lavoro di coprire gli aborti nei loro piani sanitari.

„Siamo grati che la Corte Suprema non permetterà che la cattiva sentenza della Corte d’Appello di New York sia l’ultima parola sul diritto dei ministeri religiosi di servire i newyorkesi di tutte le fedi“.

Il 1° novembre, la Corte Suprema ha annullato la sentenza della corte d’appello statale nel caso Diocesi di Albany contro Lacewell. Il tribunale inferiore deve ora riconsiderare la decisione alla luce di Fulton v. Philadelphia, un caso in cui la Corte Suprema ha stabilito all’unanimità che la città di Filadelfia ha violato il libero esercizio della religione di un’agenzia cattolica di affidamento richiedendo di certificare coppie dello stesso sesso come genitori affidatari.

Le Suore della Comunità di Santa Maria, Provincia Orientale, hanno due case: una a Greenwich, New York, e una a Luwinga, Malawi. Rivendicano un ethos benedettino, cercando di „avvicinarsi a Gesù Cristo attraverso una vita disciplinata di preghiera all’interno di un semplice stile di vita agricolo e un ministero attivo nelle loro comunità locali“.

Per oltre 150 anni, la provincia delle suore è stata legata alla Chiesa Episcopale. Nel 2021 si sono affiliate alla Chiesa anglicana in Nord America dopo le controversie nella Chiesa episcopale, tra cui la punizione di un vescovo episcopale di Albany che ha rifiutato di benedire le coppie dello stesso sesso.

Il mandato del 2017 del sovrintendente del Dipartimento dei Servizi Finanziari dello Stato di New York ha richiesto che i datori di lavoro coprano gli aborti „medicalmente necessari“ nei loro piani di assicurazione sanitaria dei dipendenti. Gli aborti necessari dal punto di vista medico includerebbero gli aborti di gravidanze concepite in stupro o incesto o quelle in cui il nascituro è malformato.

La coalizione dei firmatari contro il mandato di New York include anche le diocesi cattoliche di Albany e Ogdensburg; i loro affiliati di Catholic Charities, così come Catholic Charities, Diocesi di Brooklyn; e le Suore Carmelitane per gli anziani e gli infermi. Anche la First Bible Baptist Church di Hilton, New York ne è firmataria.


IN WIN FOR ANGLICAN NUNS (SISTERHOOD OF SAINT MARY), SUPREME COURT ORDERS NEW SCRUTINY FOR NEW YORK MANDATORY ABORTION COVERAGE

(Anglican Nuns of Sisterhood of Saint Mary)

Foes of mandatory coverage of abortion in New York State insurance law will have another hearing after the U.S. Supreme Court ordered a New York state court to reconsider their decision. The law’s narrow religious exemption wrongly disqualifies many religious groups which object to providing abortion, critics said.

A group of Anglican nuns is among the objectors.

“We believe that every person is made in the image of God,” said Mother Miriam of the Sisterhood of Saint Mary, an Anglican body. “That’s why we believe in the sanctity of human life, and why we seek to serve those of all faiths—or no faith at all—in our community. We’re grateful that the Supreme Court has taken action in our case and hopeful that, this time around, the New York Court of Appeals will preserve our ability to serve and encourage our neighbors.”

The Sisterhood of Saint Mary, also known as the Sisters of the Community of St. Mary, is aligned with the Anglican Church in North America. It was founded in 1865 and claims to be the oldest Anglican religious order in the United States.

The Anglican sisters are part of a coalition of religious groups challenging the New York State mandate requiring employers to cover abortions in their health plans. They are represented by attorneys from the religious freedom legal group Becket and the law firm Jones Day.

On Nov. 1, the Supreme Court vacated the state appellate court’s judgment in the case Diocese of Albany v. Lacewell. The lower court must now reconsider the decision in light of Fulton v. Philadelphia, a case in which the Supreme Court unanimously ruled that the City of Philadelphia violated a Catholic foster care agency’s free exercise of religion by requiring it to certify same-sex couples as foster parents.

The Sisters of the Community of St. Mary, Eastern Province have two houses: one in Greenwich, New York, and one in Luwinga, Malawi. They claim a Benedictine ethos, seeking to “draw near to Jesus Christ through a disciplined life of prayer set within a simple agrarian lifestyle and active ministry in their local communities,” their website says.

For over 150 years, the sisters’ province was linked to the Episcopal Church. In 2021 they affiliated with the Anglican Church in North America after controversies in the Episcopal Church, including the disciplining of an Episcopal Bishop of Albany who refused to bless same-sex couples.

The 2017 mandate from the superintendent of the New York State Department of Financial Services required that employers cover “medically necessary” abortions in their employee health insurance plans. Medically necessary abortions would include abortions of pregnancies conceived in rape or incest or those in which the unborn child is malformed.

The coalition of petitioners against the New York mandate also includes the Catholic dioceses of Albany and Ogdensburg; their Catholic Charities affiliates, as well as Catholic Charities, Diocese of Brooklyn; and the Carmelite Sisters for the Aged and Infirm. The First Bible Baptist Church of Hilton, New York is also a petitioner.

Heraldická spoločnosť o vývoji erbu Vojenského a špitálneho Rádu sv. Lazara Jeruzalemského.

https://drive.google.com/file/d/1ZP53fTRPQhfacywPj50a9URl0PlWQRKZ/view?fbclid=IwAR2t27rNxYnstvuTwOCqRLzDC2icWeKm5WtC7_FHqgLFZMLJfTPXhT5hChc

SUA GRAZIA MICHAEL NAZIR-ALI, EX VESCOVO ANGLICANO DI ROCHESTER, ENTRA IN PIENA COMUNIONE CON LA CHIESA CATTOLICA

SUA GRAZIA MICHAEL NAZIR-ALI, EX VESCOVO ANGLICANO DI ROCHESTER, ENTRA IN PIENA COMUNIONE CON LA CHIESA CATTOLICA

(Sua Grazia Michael Nazir-Ali, ex Vescovo anglicano di Rochester)

Un vescovo anglicano di alto profilo si è unito alla Chiesa cattolica in quella che è stata descritta come „una delle conversioni politicamente più significative da molto tempo“.

L’accoglienza di Michael Nazir-Ali, ex vescovo anglicano di Rochester, rappresenta il terzo trasferimento episcopale inglese a Roma quest’anno e il quarto negli ultimi due anni.

Il vescovo Nazir Ali è stato ricevuto nella fede cattolica il 29 settembre, festa di San Michele e tutti gli angeli, da monsignor Keith Newton, l’ex anglicano che ora guida l’Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham.

Egli presterà servizio nell’Ordinariato, un’organizzazione cattolica istituita da Papa Benedetto XVI un decennio fa per l’accoglienza corporativa degli anglicani, dopo essere stato ordinato diacono all’Oscott College il 28 ottobre dal Rev.mo Bernard Longley, arcivescovo di Birmingham, e poi come sacerdote dal cardinale Vincent Nichols nella cattedrale di Westminster il 30 ottobre.

Il dottor Nazir-Ali è il primo ex vescovo diocesano anglicano ad essere ricevuto nella Chiesa cattolica dal vescovo Graham Leonard di Londra e dal vescovo Richard Rutt di Leicester nel 1994.

Il dottor Nazir-Ali è nato in Pakistan nel 1949 e ha sia la cittadinanza britannica che pakistana. Ha molti riconoscimenti accademici, tra cui quelli delle Università di Karachi, Oxford e Cambridge, così come un Lambeth Doctor of Divinity.

Ha insegnato e fatto ricerca in diverse istituzioni e continua a insegnare e a supervisionare la ricerca. È stato ordinato sacerdote anglicano nel 1976 e ha servito in Inghilterra e in Pakistan prima di essere consacrato vescovo di Raiwind nel 1984.

È stato segretario generale della Church Missionary Society (1989-94) prima della sua nomina a vescovo di Rochester nel 1994.

Come tale, è entrato nella Camera dei Lord nel 1999 ed è stato attivo nei settori delle relazioni internazionali, del dialogo tra persone di fede diversa, della libertà di espressione e di parola e della difesa della dignità umana in ogni fase della vita.

Da quando si è dimesso nel 2009, è stato direttore dell’Oxford Centre for Training, Research, Advocacy and Dialogue, che prepara i cristiani al ministero in situazioni in cui la Chiesa è sotto pressione e in pericolo di persecuzione.

Il vescovo Nazir-Ali, 72 anni, è nato a Karachi, in Pakistan, da una madre metodista e un padre convertito al cristianesimo dall’Islam sciita. È stato mandato in una scuola cattolica e vi ha partecipato alle messe.

Ha iniziato a definirsi cristiano dall’età di 15 anni ed è stato formalmente ricevuto nella Chiesa anglicana all’età di 20 anni.

Dopo l’ordinazione nel 1976 ha servito nelle parrocchie di Karachi e Lahore ed è diventato il più giovane vescovo della Comunione anglicana quando è stato nominato vescovo di Raiwind nel Punjab occidentale nel 1984.

È stato portato nel Regno Unito dall’arcivescovo Robert Runcie quando la sua vita è stata considerata in pericolo e presto è diventato una delle voci più riconosciute nella Chiesa d’Inghilterra, considerandosi sia cattolico che evangelico, fermamente pro-vita e un fermo sostenitore del matrimonio e della famiglia. È sposato e ha due figli.

Il vescovo ha servito per molti anni come membro della Commissione internazionale anglicano-cattolica romana e anche della Commissione internazionale anglicano-cattolica romana per l’unità e la missione.


HIS GRACE MICHAEL NAZIR-ALI, FORMER ANGLICAN BISHOP OF ROCHESTER, ENTERS INTO FULL COMMUNION WITH THE CATHOLIC CHURCH

(His Grace Michael Nazir-Ali, the former Anglican Bishop of Rochester)

A high-profile Anglican bishop has joined the Catholic Church in what has been described as “one of the most politically significant conversions for a very long time”.

The reception of Michael Nazir-Ali, the former Anglican Bishop of Rochester, represents the third English episcopal move to Rome this year and the fourth in the last two years.

Bishop Nazir Ali was received into the Catholic faith on September 29, the feast of St Michael and All Angels by Monsignor Keith Newton, the former Anglican who now leads the Personal Ordinariate of Our Lady of Walsingham.

He will serve in the Ordinariate, a Catholic organisation set up by Pope Benedict XVI a decade ago for the corporate reception of Anglicans, after he is ordained deacon at Oscott College on October 28 by the Most Rev. Bernard Longley, the Archbishop of Birmingham, and then as priest by Cardinal Vincent Nichols in Westminster Cathedral on October 30.

Dr Nazir-Ali is the first former diocesan Anglican bishop to be received into the Catholic Church since Bishop Graham Leonard of London and Bishop Richard Rutt of Leicester in 1994.

Dr Nazir-Ali was born in Pakistan in1949 and has both British and Pakistani citizenship. He holds many academic awards including from the Universities of Karachi, Oxford and Cambridge, as well as a Lambeth Doctor of Divinity.

He has taught and researched at a number of institutions and continues to teach and supervise research. He was ordained an Anglican priest in 1976 and served in England and Pakistan before being consecrated Bishop of Raiwind in 1984.

He was the General Secretary of the Church Missionary Society (1989-94) before his appointment as Bishop of Rochester in 1994.

As such, he entered the House of Lords in 1999 and was active in the areas of international relations, dialogue among people of different faiths, freedom of expression and speech and defence of human dignity at every stage of life.

Since resigning in 2009, he has been Director of Oxford Centre for Training, Research, Advocacy and Dialogue, which prepares Christians for ministry in situations where the Church is under pressure and in danger of persecution.

Bishop Nazir-Ali, 72, was born in Karachi, Pakistan, to a Methodist mother and a father who converted to Christianity from Shia Islam. He was sent to a Catholic school and attended Masses there.

He started to call himself a Christian from the age of 15 and was formally received into the Anglican Church at the age of 20.

After ordination in 1976 he served in parishes in Karachi and Lahore and became the youngest bishop in the Anglican Communion when he was appointed Bishop of Raiwind in West Punjab in 1984.

He was brought to the UK by Archbishop Robert Runcie when his life was deemed to be danger and soon became one of the best recognised voices in the Church of England, considering himself both Catholic and Evangelical, staunchly pro-life and a firm believer in marriage and the family. He is married with two children.

The bishop has served for many year as a member of the Anglican-Roman Catholic International Commission and also of the International Anglican-Roman Catholic Commission for Unity and Mission.

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